Sinner-Alcaraz, quei 550 punti di differenza in classifica…
Il trionfo bis a Torino consente a Sinner di accorciare lo svantaggio su Carlos Alcaraz nella classifica Atp: grazie ai 1500 punti delle Finals, Jannik sale a quota 11.500, contro i 12.050 dello spagnolo, che conclude l’anno in testa al ranking mondiale. Il divario di 550 punti rappresenta la base di partenza per il 2026. Come e quando potrà maturare il progetto di sorpasso dell’azzurro? Per capirlo bisogna passare in rassegna i risultati del 2025. A differenza della Race, che si azzera a gennaio e vale solo ai fini della qualificazione per il “torneo dei maestri”, la classifica ufficiale si basa sulle ultime 52 settimane, aggiornandosi ogni lunedì con gli scarti di punti dei tornei disputati nella stessa settimana dell’anno precedente (solo per le Finals lo scarto avviene prima o non dopo l’inizio del torneo).
L’anno si è aperto con il trionfo di Sinner a Melbourne, per il secondo anno di fila, a fronte dei quarti raggiunti da Alcaraz. Poi la sospensione di tre mesi, concordata con la Wada, per il caso Clostebol. Inizialmente Carlos, pur racimolando 900 punti tra Rotterdam e Indian Wells, non ne ha approfittato (“la pressione per l’assenza di Jannik mi ha ucciso”), ma con l’avvio della stagione sull’amata terra è rinato. Vittoria a Montecarlo e finale a Barcellona (ko con Rune anche a causa di un problema fisico che l’ha costretto a rinunciare a Madrid). Poi, quando Sinner è rientrato, doppio colpo agli Internazionali d’Italia e al Roland Garros, battendo Jannik in finale e annullando tre match point nella memorabile partita di Parigi. È in primavera che Alcaraz ha posto le basi per il primato in classifica. Sinner si è preso la rivincita a Wimbledon, il momento più alto della stagione per lui. Poi l’altro ha compiuto uno scatto, decisivo, nella trasferta d’Oltreoceano: vittoria a Cincinnati e incoronazione agli Us Open. A settembre Alcaraz si è ripreso il trono. Jannik, allora, ha avviato la rincorsa tra l’Asia e la campagna indoor europea, culminata con i due titoli consecutivi di Vienna e Parigi e il ritorno in testa. Ma è durato solo una settimana. Scartando i punti dell’anno precedente, all’inizio delle Finals Alcaraz ha riacciuffato lo scettro e l’ha mantenuto fino alla fine.
Si ripartirà quindi con Alcaraz a quota 12.050 punti e Sinner a 11.500. Jannik non potrà sorpassare Carlos a gennaio, perché non giocherà tornei prima dell’Australian Open (il 10 a Seul farà un’esibizione proprio contro lo spagnolo) e a Melbourne scarterà i 2000 punti della vittoria del 2024 (contro i 400 di Alcaraz). Sinner, semmai, dovrà cercare di evitare che il gap in classifica aumenti. Da febbraio in poi partirà l’assalto. L’azzurro non avrà punti da difendere fino a inizio maggio, mentre lo spagnolo dovrà lasciare sul terreno 2340 punti. Lo swing americano di marzo, con i primi due Masters 1000 della stagione, a Indian Wells e Miami (2000 punti complessivi in palio), potrà essere il luogo di una prima resa dei conti. Sarà poi interessante seguire le performance di Sinner sulla terra, il terreno preferito di caccia di Alcaraz che, tra Montecarlo e Parigi, ha incamerato un terzo dei punti del 2024.
Sinner si gode il trono Atp: “Una stagione straordinaria…”
Il Maestro è ancora una volta lui. Jannik Sinner, come Ivan Lendl nel 1985-86, ha vinto le Atp Finals senza perdere set per due anni di fila. Un traguardo incredibile, tagliato davanti a un pubblico che stravede per lui. E che, per tutta la settimana, e anche in avvicinamento all’evento, lo ha sostenuto come raramente si vedeva nel tennis: “Finire davanti al pubblico italiano è stata una cosa fantastica, forse anche meglio dello scorso anno, grazie mille del tifo, è stato incredibile. Grazie a tutti voi, sembrava di stare in un campo da calcio. Sono contento di dare a tutti qualcosina di positivo”.
La sesta finale del 2025 contro Carlos Alcaraz. La seconda vinta da Jannik dopo quella di Wimbledon. Contro un avversari che è un amico-rivale, perfetto “antagonista della narrazione”: “Carlos, sto imparando un po’ di spagnolo (ride)… ma oggi preferisco l’inglese, dammi un po’ di tempo. Sei un giocatore incredibile, abbiamo avuto tanti bei momenti in questa stagione. Sei un giocatore che ammiro, se non devo essere io il n.1 sono contento che sia tu. Siamo tutti felici di averti qui, i fan amano vederti giocare. In bocca al lupo per il tuo prossimo torneo”.
“La stagione è stata straordinaria”, sottolinea Sinner, “ora sono un giocatore migliore dell’anno scorso, questa è la cosa più importante. Grande Slam? Non ci penso e non voglio pensarci. Non è l’approccio giusto. Non bisogna mai dimenticare che il tennis è anche un gioco e dobbiamo divertirci. Quando ho vinto è stato un sollievo, una sensazione più potente dell’anno scorso per tutto quello che è successo quest’anno. L’anello mostrato da Laila sui social? Se c’è il mio zampino? No, no”. E si concede anche un siparietto sull’approccio allo spagnolo: “Sto imparando lo spagnolo perché è sempre utile sapere una lingua in più. Non so se farò lezioni, cercherò di guardare qualche film e mi farò aiutare dal mio fisioterapista (l’argentino Resnicoff, ndr)”
Sinner ancora re di Torino: stende Alcaraz nella finalissima Atp
Jannik Sinner conquista per il secondo anno consecutivo le ATP Finals di Torino. Decisivo il break conquistato al dodicesimo gioco del secondo set che permette all’azzurro di battere Carlos Alcaraz 7-6, 7-5. Salgono così a 16 gli incontri tra i due in carriera: l’altoatesino accorcia leggermente lo svantaggio, portandosi a quota sei contro le dieci vittorie dello spagnolo.
Fallimento Nigeria, il ct Eric Chelle se la prende con la maglia: “Quelli della Repubblica del Congo facevano riti voodoo”
E’ clamoroso il fallimento, il secondo consecutivo, della Nigeria nel percorso di qualificazione ai Mondiali. Dopo aver mancato la partecipazione all’edizione del 2022, le Super Eagles guidate da Victor Osimhen non sono riuscite ad andare oltre la partita decisiva contro la Repubblica Democratica del Congo, che avrebbe spalancato le porte del play-off intercontinentale del prossimo marzo. Il ko ai calci di rigori nella giornata di ieri ha mandato in frantumi il sogno di ripresentarsi alla fase finale della Coppa del Mondo a distanza di 8 anni dall’ultima partecipazione in Russia.
Mbappe, braccio di ferro col Psg: chiesti 240 milioni di risarcimento
La battaglia legale tra il PSG e Kylian Mbappé prosegue a suon di risarcimenti stellari. Davanti al Tribunale del Lavoro di Parigi, il club campione d’Europa in carica ha chiesto al suo ex giocatore un risarcimento da 240 milioni di euro per aver rifiutato, nel 2023, il trasferimento all’Al-Hilal. Questa richiesta segue quella dello stesso Mbappé di ricevere, dal club che lo ha proiettato nell’Olimpo del calcio, 263 milioni di euro. La richiesta del fuoriclasse del Real Madrid è giustificata, dal punto di vista del calciatore, per la riclassificazione del suo contratto da tempo determinato a tempo indeterminato e anche per il riconoscimento delle molestie psicologiche che Mbappé avrebbe subito alla scadenza del contratto.
Dopo una stagione incredibile con il Monaco, in cui vinse la Ligue 1 e portò i monegaschi in semifinale di Champions, Mbappé si trasferì al PSG nel 2017 per 180 milioni di euro, con la promessa implicita di guidare i parigini ai primi successi in campo internazionale. Nonostante l’impatto del francese sia stato devastante (256 reti in 308 presenze in tutte le competizioni), la storia d’amore con il PSG si è consumata rapidamente, a causa anche di situazioni difficili legate al rinnovo del contratto. Tra offerte rifiutate, prolungamenti fuori mercato e l’intervento del presidente Macron per convincerlo a restare a Parigi, alla fine Mbappé si è trasferito al Real Madrid nel 2024 a parametro zero, lasciando il PSG con una bacheca ricchissima di trofei nazionali, ma ancora senza quella Champions League arrivata l’anno scorso dopo una campagna straordinaria.
Conte ritorna a Napoli e va a confronto con i giocatori: cosa succede ora
L’unico ad andare in permesso con l’insolito avallo della società è stato Antonio Conte, scomparso a sorpresa dai radar in coincidenza con la sosta del campionato. Ma nella sostanza è stata una settimana sabbatica e difficilissima da decifrare per tutto il Napoli, compresi i tifosi. Il tempo per gli azzurri si è infatti fermato di colpo dopo la dura sconfitta di Bologna e da allora il tecnico leccese è diventato un ingombrante convitato di pietra, visto che è rimasto comunque al centro della ribalta e la sua assenza si è rivelata di conseguenza soltanto fisica. Prima il sospetto di non rivederlo più a Castel Volturno. Poi l’intervento ufficiale di Aurelio De Laurentiis, che ha fugato i rumors sulle possibili dimissioni dell’ex ct, barricato per otto giorni nella sua casa di Torino. Nessuna apparizione pubblica e nemmeno sui social. La sua pausa di riflessione è tuttavia finita e alle 14.30 in punto di oggi il condottiero del quarto scudetto dovrà presentarsi per la ripresa degli allenamenti ai cancelli del Training Center (che resterà casa degli azzurri fino al 2027). Ad attenderlo ci sono i giocatori, che hanno invece continuato a lavorare agli ordini del vice Stellini e con la supervisione di Oriali. Per loro niente riposo e il solito menù di doppie sedute ad alta intensità, fino al sospirato arrivo del weekend in cui l’unico a non andare in vacanza è stato lo stakanovista Romelu Lukaku, che punta alla convocazione per la Roma. Tanta fatica e pure imbarazzo, aspettando di capire quale sarà l’epilogo della storia. Perché le domande inevase abbondano e nessuno sa le risposte.
Italia, che figuraccia: perde 4-1 dalla Norvegia. Haaland show
L’Italia conclude con una sconfitta il suo percorso nei gironi delle qualificazioni ai Mondiali. A San Siro la Norvegia vince per 4-1 in rimonta grazie ai gol di Nusa, Haaland (doppietta) e Strand Larsen e si prende l’aritmetica qualificazione ai Mondiali 2026. L’Italia chiude invece al secondo posto in classifica nel gruppo I. Per conquistare la qualificazione al Mondiale, gli azzurri saranno costretti a giocare i playoff
Gattuso, mea culpa azzurro: “Chiediamo scusa ai tifosi…”
Rino Gattuso non si nasconde. E dopo la sconfitta contro la Norvegia per 4-1 ci mette la faccia: “Chiediamo scusa ai tifosi, per i 4 gol presi, è un risultato pesante – ha detto il ct azzurro alla Rai -. Peccato perché abbiamo fatto un primo tempo molto buono, poi un secondo tempo al di sotto. Ed è questo il maggior rammarico. La partita è cambiata quando nei primi secondi della ripresa hanno subito calciato in porta, ci è venuto il braccino. E siamo mancati sulle distanze, abbiamo dato campo”.
Qualificazioni Mondiale: Nigeria eliminata a sorpresa, RD Congo agli spareggi interzona
A sorpresa, è la Repubblica Democratica del Congo a vincere lo spareggio africano e ad accedere ai playoff intercontinentali di marzo. Dopo aver battuto il Camerun in semifinale, i congolesi eliminano anche la Nigeria che poteva contare di giocatori del calibro di Osimhen, Lookman, Chukwueze.
Nigeria che era passata subito in vantaggio con il gol di Onyeka dopo 3’, ma dopo la mezz’ora arriva il pareggio di Elia a cambiare tutto. Nei tempi supplementari va avanti la RD Congo, ma la rete viene annullata. Si va ai rigori e Osimhen, Lookman e Chukwueze sono già stati sostituiti. E arrivano tanti errori: tradiscono Bassey, Moses Simon e Ajayi e a vincere sono i congolesi col rigore di Mbemba.
ll Portogallo ai mondiali. L’Irlanda beffa l’Ungheria
Il Portogallo stacca il pass per il Mondiale 2026. I lusitani, senza CR7 squalificato, certificano la loro presenza grazie al dilagante 9-1 contro l’Armenia, con due triplette: quelle di Bruno Fernandes e Joao Neves, con il tabellino completato da Renato Veiga, Gonçalo Ramos e dallo juventino Conceiçao. Succede di tutto, invece, in Ungheria: l’Irlanda, sotto 2-1 al 79′, rimonta con i tre gol di Parrott e va agli spareggi, beffando i magiari.
Lazio, un sacerdote “benedice” i campi di Formello
Per cercare un “aiuto” in più contro la serie di infortuni che ha colpito la Lazio, il presidente Claudio Lotito ha chiamato un sacerdote per benedire i campi di allenamento di Formello. L’idea, nata dopo il derby perso a settembre e le recriminazioni legate alla traversa colpita da Cataldi sui titoli di coda, è maturata con l’aggravarsi dei problemi fisici. Il conto aperto della Lazio con la sfortuna, infatti, è arrivato a contare ben 10 infortuni di carattere muscolare dall’inizio della stagione, oltre allo stop per mononucleosi di Isaksen.
Conte rientrato a Castel Volturno, Ansa: subito dialogo con la squadra! Presto arriva ADL?
Antonio Conte è tornato a Napoli dopo la settimana di permesso e ha iniziato a dirigere l’allenamento di oggi a Castel Volturno. Conte è giunto al centro tecnico dopo una settimana che ha trascorso nella sua casa di Torino, concessa dal club azzurro, con la squadra che si è allenata con lo staff.
Al rientro, secondo quanto si apprende, il tecnico avrebbe avviato un dialogo con la squadra azzurra, che non vince da tre partite, che proseguirà nei prossimi giorni quando rientreranno gli assenti per gli impegni delle Nazionali. E non è escluso che in quell’occasione possa esserci anche un intervento a Castel Volturno del presidente del club Aurelio De Laurentiis, che nei giorni scorsi ha blindato la permanenza del tecnico
Chiariello: “Il Napoli è un intruso nella geografia del potere. Rivincere lo Scudetto va oltre lo sport”
Il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto a Radio Crc con il suo ‘Punto Chiaro’: “La geografia del potere del calcio sta cambiando nel mondo. La geografia del potere del calcio, dello sport, sta cambiando a scapito del calcio. Mi spiego. Con tutti i suoi guai, il Napoli, affidatosi ad Antonio Conte, è un Napoli competitivo. non ha ancora abdicato lo scudetto, anzi ora ha due ostacoli alti ma non altissimi, alti ma non altissimi, lo ribadisco, quali l’Atalanta di Palladino, neo allenatore, e il Qarabag che sembrava una squadretta che invece ha dimostrato di avere dei valori importanti, avendo fatto finora un ottimo percorso Champions. Il Napoli queste due partite le deve vincere, senza se e senza ma: per superare la crisi, per ritornare in pista e prepararsi poi a quelle che saranno le successive sfide, compreso il Cagliari in Coppa Italia a Maradona, ma soprattutto Roma e Juventus in rapida successione.
Ma se il Napoli si rimette in pista torna a essere una delle due favorite per lo Scudetto nonostante le perdite dolorose di calciatori importanti come De Bruyne e Anguissà segnatamente perché Meret ha un’interfaccia in Milinkovic-Savic che dà garanzie così come Lukaku sta per rientrare e quindi una lungodegenza che sta per finire. Se il Napoli torna a essere competitivo potrebbe anche succedere che il Napoli vinca il secondo scudetto consecutivo, il terzo in quattro anni. Non è più l’exploit occasionale di una squadra appartenente all’altra Italia rappresentata dall’altra Torino, Genova sulle due sponde, Firenze, Bologna, tutte le città del Triveneto, Udinese eccetera… o il profondo sud che di scudetti non ne ha mai vinti. Gli unici scudetti vinti al sud sono quelli del Napoli e, considerando che le isole vengono equiparate al sud, del Cagliari il famoso scudetto di Riva del Settanta
Sarebbe un cambiamento nella geografia del calcio; De Laurentiis al potere. Quando Conte dice ‘Diamo fastidio’, dice una cosa ovvia. Tutti quelli che vincono danno fastidio. Un’intrusa come il Napoli nella geografia del potere dà più fastidio degli altri, anche perché De Laurentiis è un non allineato. Non è un Lotito che cuce, fa i rapporti di potere, briga, fa, dice, no. De Laurentiis va per la sua strada e le dice tutte, non ne risparmia niente a nessuno facendosi anche dei nemici, da Infantino, a Ceferin, a Gravina, alla Lega Calcio, non ne risparmia una e ha ragione quasi su tutto. Tolta la sottovalutazione delle nazionali e dei campionati che dovrebbero finire a marzo addirittura, cose non condivisibili, su tutto il resto De Laurentiis ha totalmente ragione. Il problema è che lui è inattaccabile.
Ci stanno provando giudiziariamente con un processo farsa, letteralmente farsa. Lo vedrete come si risolverà. Io ho certezza assoluta. Si risolverà con un nulla di fatto. ma la geografia del potere in Italia cambia. Ecco perché vincere quest’anno non è solo un successo sportivo, è qualcosa di più. Ecco perché bisogna ritrovare quell’unità di intenti che porta il cuore oltre l’ostacolo, come si usava a dire una volta con enfasi e retorica, e tornare a giocare al calcio ovviamente, perché il Napoli deve tirare in porta, non può fare quello fatto a Bologna. Ma la geografia del potere non è solo i rapporti interni al calcio italiano, è il calcio mondiale. Infantino ha fatto una rivoluzione passata quasi sotto silenzio, gravissima. Ha tolto la centralità al luogo dove il calcio è centrale, l’Europa. Nei suoi accordi, alleanze, ricerca del potere, dei consensi… nella sua guerra con la UEFA ha ridimensionato l’Europa. Non è pensabile che grandi nazionali titolate debbano restare a casa e al Mondiale debbano andare delle nazionali assurde. Ma sì, il mondo va rappresentato, ma può mai andarci l’Uzbekistan, il Kazakistan, qualche paese sperduto dell’Africa che per carità oggi esprime già un livello di calcio migliore però insomma. Questo questo voler cercare consensi e mercati nuovi e non voglio parlare di cose illecite perché il sospetto è sempre forte, sappiamo quello che è accaduto con l’assegnazione dei Mondiali al Qatar e alla Russia, Questa mancanza di moralità assoluta questo che porta la Lega italiana a far giocare Milan-Como in Australia o la Supercoppa che dovrebbe essere dei tifosi in Arabia, fa sì che oggi siamo i nobili decaduti, quelli con le pezze al culo, quelli che contano niente. In questa logica di ridimensionamento europeo l’Italia fa la parte purtroppo del leone o della Cenerentola, non contiamo più niente…“.
Garbo: “Ko di Anguissa pesa tanto: 2-3 mesi in emergenza possono costare caro”
Ospite di Maracanà, nel pomeriggio di TMW Radio, è stato il giornalista Daniele Garbo.
Italia, ko preoccupante contro la Norvegia:
“Primo tempo sembrava che l’Italia avesse giocato bene, ma la Norvegia non aveva ritmo e quando lo ha alzato ecco il risultato netto. Me lo aspettavo. Il ct è l’ultimo problema, è che abbiamo una generazione di giocatori mediocri. Mi chiedo se sia meglio rimanere a casa, per evitare di essere presi a schiaffi da tutti. E’ questo il pericolo se andiamo ai Mondiali. Con la pochezza attuale rischiamo di fare delle brutte figure“.
Serie A, Conte è tornato a Napoli. Cosa si aspetta ora?
“Le risposte che riceverà sono molto importanti. Non credo voglia dare le dimissioni, ma tutto dipenderà dalla risposta della squadra nelle prossime sfide. La perdita di Anguissa è pesantissima, perché non ha un altro ricambio simile“.
Lukaku potrà spostare qualche equilibrio?
“E’ il giocatore che piace molto a Conte, funzionale al suo tipo di calcio. Bisogna vedere che Lukaku tornerà dopo l’infortunio. Come caratteristiche è mancato, viste le prestazioni di Lucca e Hojlund. Ora però l’emergenza è a centrocampo, 2-3 mesi senza Anguissa rischiano di costare caro nella rincorsa allo Scudetto. Vedremo come uscirà il Napoli da questo trittico“.
Come vede il derby di Milano?
“L’Inter è la vera favorita allo Scudetto, la conosciamo bene, però credo che sarà da verificare il Milan. Questo derby ci può confermare o smentire che cosa è questo Milan. E’ una partita che potrebbe dirci qualcosa che non sappiamo. Il Milan ha difetti strutturali difficili da migliorare ora, soprattutto quello della prima punta, ci darà questa partita la dimensione delle ambizioni del Milan“.
Giordano sicuro: “Lo Scudetto non lo vincerà il Napoli o l’Inter. Ecco il mio pronostico…”
L’ex attaccante Bruno Giordano nel corso del programma “Dribbling” su Rai 2 ha parlato della situazione in casa del Napoli di Antonio Conte: “Per chi è rimasto a Napoli, che poi sono i non-titolari visto che gli altri sono andati in giro per il mondo, è anomala come situazione. Forse aveva bisogno di staccare anche lui. Ha iniziato la stagione con il piede sull’acceleratore dal primo giorno, forse questo stacco può far capire a chi è rimasto: ‘Forse ce l’ha proprio con noi? Che siamo i nuovi acquisti e non stiamo rendendo?’ Forse si aspettava qualcosa in più dai nuovi acquisti, per stimolare una concorrenza interna. A parte De Bruyne, che è stato l’unico ad essersi preso subito il posto”.
A TMW ha poi aggiunto: “Se sono in uscita Lang e Neres, vuol dire che il Napoli non giocherà più con il 4-3-3. Scudetto? Dall’inizio della stagione ho sempre detto che se lo Scudetto non lo vincerà il Napoli, lo farà il Milan. L’Inter? La vedo come una squadra che può andare avanti in Champions e quello porta via tante energie”.
Ex prep. atletico Napoli: “Troppi infortuni, vanno rivalutati i carichi di lavoro”
A Radio Marte è intervenuto l’ex preparatore atletico del Napoli Corrado Saccone: “L’infortunio fa parte del gioco, questa premessa è d’obbligo. Un determinato carico di lavoro può portare a prestazioni poco brillanti o a infortuni. Al Napoli ultimamente c’è questa negatività di diversi problemi. Quando ci sono tanti incidenti muscolari in genere, bisogna rivalutare tutti i carichi di lavoro che sono stati proposti ai calciatori, riformulando una nuova tabella di lavoro, anche in modo personalizzato, perché c’è chi assorbe meglio certi allenamenti e chi invece li soffre. Sicuramente lo staff di Conte avrà già fatto questo tipo di valutazioni.
Quando c’ero io a Napoli e lavoravamo ad esempio con Mazzarri, gli infortuni muscolari erano minimi. Un paio all’anno? Sì, non di più. Siamo stati premiati per 7 anni come miglior staff medico d’Europa per diverse stagioni. Arrivammo a giocare anche con soli 14 giocatori per tutta la stagione: non c’era chissà quale ricambio, eppure non si verificavano i problemi attuali. Pur usando sempre gli stessi, non c’erano infortuni.
Che si fa, alla ripresa degli allenamenti dopo le Nazionali, anche per prevenire nuovi infortuni? Non bisogna far riposare la squadra, si adatta alle esigenze di ciascun calciatore. Eravamo abituati a calcolare tutti i minuti giocatori, i fusi orari e gli spostamenti, calcolando poi il lavoro da fare. Per esempio Olivera è in Sudamerica, mentre è diverso per chi ha giocato con l’Italia a Milano: lo stress è ben differente. Va proposto il giusto lavoro di recupero, che deve assolutamente essere personalizzato, specifico. Un conto, poi, è giocare 60 minuti in una sola gara di Nazionale, un altro è farne anche di meno ma su due partite: va calcolato anche questo”.

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