E’ venerdì 27 maggio 1977, siamo a Veronello dove si allena la Nazionale di Enzo Bearzot in vista della partita successiva. L’8 giugno ci giochiamo infatti un pezzo di qualificazione ad Argentina ’78 nella trasferta di Helsinki. A vedere gli azzurri quel giorno ci sono tremila persone festanti. In teoria gli azzurri non dovrebbero allenarsi col pallone, solo parte atletica. Ma alcuni bambini buttano dentro un pallone e finisce così: due palleggi tra grandi e piccini. Si scherza, si ride. Poi dalla massa del pubblico salta fuori una figura conosciuta . La sua faccia si avvicina, è un amico, anzi quell’ amico e i ragazzi di Bearzot vanno a salutarlo.
Super-Calcio di Alessandro Lugli
sabato 28 marzo 2026
Amarcord: Ferruccio Valcareggi
E’ venerdì 27 maggio 1977, siamo a Veronello dove si allena la Nazionale di Enzo Bearzot in vista della partita successiva. L’8 giugno ci giochiamo infatti un pezzo di qualificazione ad Argentina ’78 nella trasferta di Helsinki. A vedere gli azzurri quel giorno ci sono tremila persone festanti. In teoria gli azzurri non dovrebbero allenarsi col pallone, solo parte atletica. Ma alcuni bambini buttano dentro un pallone e finisce così: due palleggi tra grandi e piccini. Si scherza, si ride. Poi dalla massa del pubblico salta fuori una figura conosciuta . La sua faccia si avvicina, è un amico, anzi quell’ amico e i ragazzi di Bearzot vanno a salutarlo.
giovedì 26 marzo 2026
Amarcord: Ruud Krol
"Quei quattro anni passati a Napoli sono stati i più belli della mia carriera. Più belli anche di quelli del calcio totale perché la passione e l’ambiente che ho trovato in Italia erano del tutto nuovi per me. Sono rimasto folgorato. Avevo parlato con Bearzot prima di arrivare e anche con Tardelli, Rossi e Cabrini. Credevo di sapere cosa aspettarmi, ma Napoli era qualcosa di ancora più grande."
martedì 24 marzo 2026
Amarcord: Maradona
Diego Maradona è stato molto di più di un semplice calciatore, di un immenso calciatore. Le sue dichiarazioni ai giornalisti lo fecero diventare un vero e proprio personaggio. Soprattutto il suo vivere sopra le righe, i trionfi e le cadute. Le innumerevoli resurrezioni lo hanno fatto diventare nella sua epoca forse la persona, il personaggio più famoso al mondo. Non secondaria è stata la sua immensa classe. Un vero prodigio della natura, capace di realizzare goal spettacolari, e di diventare in campo leader carismatico sia del Napoli che della nazionale argentina. Con i partenopei riuscì a vincere due storici scudetti, una coppa Italia, una coppa Uefa e una supercoppa. Due secondi e un terzo posto. Fu anche capocannoniere nella stagione 1987-88, quella dello scudetto perso in favore del Milan di Sacchi e di Berlusconi. Tante sono state le sue cadute per colpa della droga, ma tante anche le risurrezioni. Fu magico campione del mondo nel 1986 in Messico con 5 reti segnati. Magistrale quella realizzata contro l'Inghilterra nei quarti di finale, scartando abilmente 6 uomini portiere compreso.
Diego Armando Maradona era nato a Buenos Aires il 30 ottobre 1960 nella cittadina di Villa Fiorito, uno slum sobborgo a Sud de la Gran Buenos Aires. Il “fiorito” di quel nome esprimeva forse più una speranza augurale che non la rappresentazione della realtà di quel luogo simile ad una favela, ad una baraccopoli malsana che ben poco aveva di “fiorito”… e pare che ancora oggi sia cosi!
Tuttavia, anche in un mondo povero, dove la strada, magari neppure asfaltata, è la sala giochi per bambini e ragazzi ed il palcoscenico della vita quotidiana, può accadere un fatto straordinario. Per Villa Fiorito il fatto straordinario si è chiamato Diego Armando: il ragazzino che, senza scarpe, ma con la magia nei piedi ha avuto il dono e la capacità di incantare il mondo, facendo diventare il pallone “musica e magia”.
Rincorrendo il pallone in quelle vie polverose, dove gli amici diventavano gli avversari, quel “pibe”, che faceva apparire e scomparire il pallone come un giocoliere, fu notato da chi frequentava il mondo del calcio e, con l’ingaggio nella squadra de “Los Cebollitas”, i più giovani dell’Argentinos Juniors, iniziò la sua carriera. Con l’ingresso nell’Argentinos Juniors i giornali del momento iniziarono la creazione del mito “Pibe de oro”.
A 16 anni venne inserito nella Squadra Nazionale Argentina, ma l’allora commissario tecnico e allenatore Menotti lo ritenne troppo giovane e immaturo per un esordio ai Campionati del Mondo del 1978, sollevando critiche e disapprovazione dei giornali e del mondo calcistico argentino. Ma il cuore dell’Argentina batteva per lui!
Fu però convocato nella “giovanile” per il campionato delle nazioni e, con la sua già allora straordinaria maestria, fece vincere alla propria squadra il campionato.
Dal 1978 al 1982, nel Boca Junior, Diego Armando diede dimostrazione di una classe che lo fece paragonare al grande Pelé, all’anagrafe Edison Arantes do Nascimento, nato nel 1940 e considerato, non solo in Brasile sua patria, ma nel mondo come il più grande calciatore di tutti i tempi tanto da esser detto “o rei do futebol” o “la perla nera”.
Ma negli anni della buia dittatura argentina, el Pibe de Oro era fortemente sostenuto anche dalla Giunta Militare che governava il Paese e utilizzava i successi del calcio a favore dell’immagine pubblica della Nazione. Nel 1978, mentre le madri dei desaparecidos tentavano di portare le prove della scomparsa dei loro figli ai Delegati stranieri della Commissione per i Diritti Umani, la Plaza de Mayo si riempiva di tifosi, lavoratori e studenti ai quali era stato concesso un giorno di vacanza per festeggiare e rendere omaggio alla Nazione vittoriosa per grande merito di Maradona nel Campionato Mondiale di Calcio tenutosi a Tokyo! Sulle reti radiotelevisive argentine il campione ringraziò la nazione per il grandissimo e caloroso sostegno e affetto manifestati.
Per il Governo il calcio era un ingrediente della strategia politica, tanto che anche in tempi successivi, durante la guerra delle Falkland, la televisione argentina, fortemente controllata dalla Giunta, sostenne la campagna di invasione delle isole con le immagini trionfali della vittoria ai Mondiali di Calcio del 1978!
Nel 1982, per i mondiali in Spagna, il Boca, nonostante alcuni goal realizzati da Maradona, risultò nel contesto una squadra scadente. Il campione venne proprio in quell’anno acquisito dal Barcellona, per la cifra di sette miliardi delle vecchie lire italiane. Restò con la squadra fino al 1984.
Nel Barcellona poté giocare solo 36 partite in due anni, a causa dell’infortunio, procuratogli dal calciatore dell’Athletic Bilbao Mauro Goicoechea, in cui Maradona si fratturò la caviglia sinistra e i legamenti e, purtroppo, come scriverà in una sua biografia del 2000, proprio in quegli anni si avvicinò al mondo della cocaina.
Nonostante l’evento negativo dell’infortunio, il Presidente del Napoli Ferlaino, con una offerta da capogiro di tredici miliardi di lire al Barcellona, riuscì a portare Maradona al Napoli. Era il 1984 e Maradona rimase al Napoli fino al 1991.
Napoli, come lui stesso ha detto tante volte, divenne la sua seconda patria, che lo accolse con grande calore e smisurato affetto del pubblico, che lo osanna tutt’ora come mai è successo per nessuno. La stessa città che, però, seppe servirgli su di un piatto d’argento amicizie interessate, intrecci con la malavita, boss della camorra!
Di questo, al momento e forse anche senza che lui stesso ne fosse pienamente consapevole, risentì la sua vita privata e famigliare.
Così trovarono spazio le relazioni con molte donne, l’intromissione della famiglia d’origine, ormai trasferitasi al completo a Napoli, gli allontanamenti temporanei di Claudia Villafane, la moglie che era stata la sua fidanzatina fin dalla prima giovinezza, la nascita di un figlio fuori dal matrimonio e riconosciuto ufficialmente solo nel 2007!
Mentre giocava per il Napoli venne convocato dall’Argentina per il Campionato Mondiale del1986 in Messico. Segnò cinque reti e fece assist ai compagni per altre 5 reti, vedendosi riconosciuto il titolo di “miglior calciatore” di quel Mondiale.
Nel 1987 Maradona conobbe Fidel Castro, col quale strinse un’amicizia profonda e ricambiata, al punto che nel 2000, uno dei periodi più bui del suo rapporto con le droghe, fu il leader cubano ad ospitarlo nella Clinica La Pedrera de L’Avana per aiutarlo nella disintossicazione da cocaina. Maradona non mancò mai di esprimere la propria gratitudine a Fidel. Nel 1987 il Napoli vinse lo scudetto nel Campionato italiano e nel 1990 la squadra trainata da Maradona conquistò la Super Coppa Italiana.
Dal 1990 al 1991 Diego Armando fu per l’ultimo anno al Napoli, al quale fece conquistare la Super Coppa Italiana ai danni della Juventus, vincendo la partita con cinque gol contro uno.
Incominciò per lui il periodo discendente, con un anno e mezzo di squalifica per doping, dopo il quale tornò in Spagna per giocare nel Siviglia; poi di nuovo in Argentina al New Well’s Old Boys e in Nazionale Argentina nel 1993.
Concluse la sua carriera di calciatore nel 1993 giocando per la sua prima squadra il Boca Junior.
Di quello che è accaduto dopo: la droga, i problemi fiscali con l’Italia, la vita famigliare a pezzi, la salute perduta hanno parlato tutti i giornali!
domenica 22 marzo 2026
Amarcord: Moreno Ferrario
"Sono sempre stato orgoglioso di indossare questa maglia. Vivere e giocare per la città: ci vuole personalità, un carattere forte. Seguivo scrupolosamente i consigli dei senatori Bruscolotti e Vinazzani, i quali mi misero davanti la realtà della tifoseria partenopea, che voleva massimo impegno e pochissime distrazioni. Per un paio danni fui il rigorista della squadra, poi ironia della sorte, segnai il mio unico gol su azione proprio nella gara scudetto vinta contro la Juve. Fu il momento più bello: mi piace pensarlo come una sorta di risarcimento per quell'autogol che qualche anno prima feci contro il Perugia".
Undici stagioni in azzurro, stopper titolare nell'anno del primo storico scudetto, compie oggi gli anni uno dei calciatori con più presenze nella storia del Napoli: auguri a Moreno Ferrario.
Alessandro Lugli: "Quando ero piccolo, verso i 6-7 anni subito m’innamorai della maglia del Napoli. Quel celeste chiaro o per meglio dire azzurro chiaro che infondeva a me amore e tenerezza e quei calciatori da Castellini a Pellegrini a Ferrario a Dirceu a Frappampina a Celestini che mi davano tenerezza, Sapere che quei colori appartenevano alla squadra della mia cuttà mi faceva tanto piacere come se fossi in colloquio con degli dei, degli angeli buoni. Ricordo all’inizio degli anni 80, quelle gare sofferte, quei pareggi e vittorie soprattutto grazie ai calci di rigore, trasformati da Moreno Ferrario che rialletavano il mio animo di bambino.
Poi come in tutti i sogni apparve l’impossibile: Diego Armando Maradona. Avevo 9 annu e già compravo tutti i giorni il giornale per sapere se veniva a Napoli oppure no. Alla fine del calciomercato, un tira e molla col Barcellona, Ferlaino, il Presidente azzurro lo acquisto auspice Totonno Juliano. Non feci mai più un sogno cosi bello".
sabato 21 marzo 2026
Amarcord: Bernd Schuster riguardo Maradona
“Quello che ho visto fare a Maradona non l'ho mai più visto fare da nessuno, e mi riferisco soprattutto ai campioni di oggi, non gli si avvicinano nemmeno per sbaglio.
Potrei dirvene tante specie in allenamento dove era difficile persino pensarle certe giocate.
Una volta Diego fece un assolo, dribblò il portiere, poi arriva Gerardo (Miranda) che voleva parare sulla linea e si butta dentro con tutto quello che ha. Ma Diego fa un ulteriore dribbling a 1 metro dalla linea e la mette in porta.
L’avversario finisce dritto sul palo con le gambe aperte…. una cosa dolorosa. Maradona dopo si scusò. È così che era. Non voleva umiliare l’avversario. Cose del genere erano solo nella sua natura. Erano fuori da ogni logica in ambito sportivo.”
Bernd Schuster
venerdì 20 marzo 2026
Amarcord: Alessandro Nesta
"Chi nasce in periferia ha spesso la tendenza a considerarsi svantaggiato. Invece ha un’arma in più rispetto agli altri: la furbizia. La strada ti sveglia, ti insegna a vivere, ti dà delle motivazioni diverse. Io da piccolo pensavo solo al calcio. Quando stavo da solo, fantasticavo di giocare all’Olimpico. Quando mio padre mi comprava gli scarpini nuovi, dormivo tenendoli ai piedi per sformarli. Mio padre era fissato col calcio, ma soprattutto con la Lazio. A Cinecittà, quartiere romanista, stavamo in un palazzo gigante, c’erano forse 300 famiglie, eppure ci conoscevano tutti: eravamo i Nesta, i laziali... Non volevo andare via dalla Lazio. Io avevo giocato solo lì e pensavo che avrei finito alla Lazio. Due anni prima ero stato richiesto
Amarcord: Carletto Mazzone
“Vi racconto questa. Una volta in un Derby stavamo vincendo di misura con goal di Signori ed eravamo in grande sofferenza. Ai tempi l’arbitro alzava la mano per indicare la fine della partita, non c’erano tabelloni con il cronometro. Ad un certo punto l’arbitro Lucci fischia e alza la mano e io comincio a correre in mezzo al campo, ma aveva solo fischiato un fallo. Mi sono reso conto che i giocatori continuavano a giocare e tra frastuono e fumogeni ho perso l’orientamento e sono quasi scivolato ritrovandomi vicino alla panchina della Roma. Lì c’era Mazzone, che mi guarda e mi fa:
Amarcord: Ferruccio Valcareggi
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