"Chi nasce in periferia ha spesso la tendenza a considerarsi svantaggiato. Invece ha un’arma in più rispetto agli altri: la furbizia. La strada ti sveglia, ti insegna a vivere, ti dà delle motivazioni diverse. Io da piccolo pensavo solo al calcio. Quando stavo da solo, fantasticavo di giocare all’Olimpico. Quando mio padre mi comprava gli scarpini nuovi, dormivo tenendoli ai piedi per sformarli. Mio padre era fissato col calcio, ma soprattutto con la Lazio. A Cinecittà, quartiere romanista, stavamo in un palazzo gigante, c’erano forse 300 famiglie, eppure ci conoscevano tutti: eravamo i Nesta, i laziali... Non volevo andare via dalla Lazio. Io avevo giocato solo lì e pensavo che avrei finito alla Lazio. Due anni prima ero stato richiesto
Super-Calcio di Alessandro Lugli
venerdì 20 marzo 2026
Amarcord: Alessandro Nesta
"Chi nasce in periferia ha spesso la tendenza a considerarsi svantaggiato. Invece ha un’arma in più rispetto agli altri: la furbizia. La strada ti sveglia, ti insegna a vivere, ti dà delle motivazioni diverse. Io da piccolo pensavo solo al calcio. Quando stavo da solo, fantasticavo di giocare all’Olimpico. Quando mio padre mi comprava gli scarpini nuovi, dormivo tenendoli ai piedi per sformarli. Mio padre era fissato col calcio, ma soprattutto con la Lazio. A Cinecittà, quartiere romanista, stavamo in un palazzo gigante, c’erano forse 300 famiglie, eppure ci conoscevano tutti: eravamo i Nesta, i laziali... Non volevo andare via dalla Lazio. Io avevo giocato solo lì e pensavo che avrei finito alla Lazio. Due anni prima ero stato richiesto
Amarcord: Carletto Mazzone
“Vi racconto questa. Una volta in un Derby stavamo vincendo di misura con goal di Signori ed eravamo in grande sofferenza. Ai tempi l’arbitro alzava la mano per indicare la fine della partita, non c’erano tabelloni con il cronometro. Ad un certo punto l’arbitro Lucci fischia e alza la mano e io comincio a correre in mezzo al campo, ma aveva solo fischiato un fallo. Mi sono reso conto che i giocatori continuavano a giocare e tra frastuono e fumogeni ho perso l’orientamento e sono quasi scivolato ritrovandomi vicino alla panchina della Roma. Lì c’era Mazzone, che mi guarda e mi fa:
lunedì 16 marzo 2026
Amarcord: Nando De Napoli
"Il primo scudetto è il ricordo di un’emozione che non ho mai più vissuto in vita mia. Non sentivamo neanche il fischio dell’arbitro, correvamo solo con la felicità di aver scritto una pagina di storia fantastica. Diego era immenso, gli ho visto fare dei numeri anche in allenamento irripetibili, sono stato fortunato a far parte di quel Napoli ma si vinceva anche perché c’era una squadra forte che lo supportava... Vestire la maglia dell’Avellino mi ha dato però maggiori emozioni che giocare con Maradona. Non era semplice uscire da un paese di 2000 abitanti ed imporsi nel grande calcio. Io giocavo in mezzo alla strada, sull'asfalto; non c’era neanche il campo all’epoca a Chiusano. La maglia dell’Avellino ce l’ho ancora conservata, le altre le ho regalate tutte."
sabato 14 marzo 2026
Amarcord: Marcello Lippi
“La mattina guardo il mare dal terrazzo della mia casa sul lungomare, poi scendo a fare due passi, oppure prendo la bicicletta. Ma le giornate non passano mai. A volte i giorni sono un problema, specialmente i pomeriggi d’inverno così lunghi.
La mattina scendo al mare, poi verso l’ora di pranzo raggiungo Simonetta (la moglie, ndr) nell’altra nostra casa, quella tra la pineta e Torre del Lago, e mangiamo qualcosa insieme.
Mi concedo un mezzo bicchiere di vino, così mi prende sonno e posso riposare sul divano. Poi bisogna fare arrivare le sette di sera. Mi annoio un po.
I ricordi sono tanti e non li mando via, anche perché sono quasi tutti felici, però non rivorrei niente indietro, dal momento che ho avuto tutto. Ho avuto la vita migliore del mondo, il mio tempo va bene così.”
Marcello Lippi
Fonte: Fanpage
Amarcord: Roberto Baggio
«Mi sono sempre considerato una persona comune, sono cresciuto da bambino con il sogno di una finale mondiale con il Brasile: non ho un ricordo nitido del perché, ma mi ha accompagnato per tutta la vita.
Avevo una passione smisurata, vivevo solo per il calcio, era l'unica cosa che consideravo importante nella mia vita quando ero giovane.
La passione è qualcosa che ti smuove dentro dalla mattina alla sera, Anzi, alla notte. L'ultimo pensiero prima di addormentarmi era come vincere il Mondiale, sognavo un gol in rovesciata in finale con il Brasile e poi mi addormentavo.
Invece si è compiuto l'unico finale al quale non avevo pensato...
Avrei rinunciato a tutto per vincere quel Mondiale americano, lo rincorrevo sin da piccolo.
Non potrò mai dimenticarlo: ho visto lo striscione del traguardo senza tagliarlo, è l'amarezza più grande della mia carriera da calciatore.
Per me è stata una tragedia personale incredibile, mi porto ancora dentro il peso di quell'errore: è l'unico rimpianto, mi ha tolto la gioia più grande. Ho sbagliato e me ne prendo la responsabilità.
Io in tre Mondiali ho perso sempre ai rigori, nel 1990 vincemmo sei partite con un pareggio. Non è semplice da digerire.
Ma racconto anche un aneddoto.
La mia ultima partita, pur non ufficiale, è stata a Roma: era una gara inter religiosa, organizzata da papa Francesco.
Mi ero allenato tre mesi per fare un tempo, mi sono stirato un polpaccio a tre giorni dalla partita e ho capito che quello è il mio karma, devo sempre pagare qualcosa, non c'è niente da fare. Ci tenevo, ma anche lì è stata sempre la stessa storia: io mi devo fare male...
Mia madre mi ha sempre detto: "Abbi speranza" e questo è quello che ho ritrovato nel buddismo, ti fa tirare fuori qualità che non pensavo di avere.
Mi mancava un mezzo per sapere che dipendeva tutto da me, così ho cambiato la mia vita: ho trasformato la sofferenza in energia, gli ostacoli e le cadute sono limiti della mente e il buddismo a me l'ha pulita, è scattato qualcosa nella mia testa. Iniziai a praticare il primo gennaio 1988, non lo avevo ancora detto ai miei: glielo riferii quando tornai a casa da Firenze, dissi che mi dava una gioia incredibile.
Mia madre ordinò a mio padre, dopo avermi ascoltato: "Chiamiamo un'ambulanza, lo abbiamo perso".
Una volta era difficile uscire da certi schemi...
Nel 2002 non desideravo altro che tornare a giocare il Mondiale.
Fu una delusione incredibile per tantissimi motivi, mi aspettavo di andare, sono tornato dopo 77 giorni dalla rottura di un legamento crociato e ho segnato subito due gol: ho giocato tre partite, ci siamo salvati e avevo ancora un mese davanti prima dell'inizio del Mondiale.
Trapattoni mi disse che aveva paura che mi sarei fatto male, ma era una scusa che usò quando mi chiamò.
Io gli dissi: "Se mi faccio male smetto, ho 35 anni: non può farmi questo, è un'ingiustizia". Ci tenevo a un'ultima occasione.
Carletto Mazzone era una persona perbene, unica, diceva una cosa ed era quella: poche regole ma valevano per tutti.
Mi sono trovato bene perché era pulito e schietto, è nata così questa amicizia: avrei dato la vita per lui, sentivo un debito di gratitudine nei suoi confronti, non mi voleva nessuno dopo tre mesi nei quali mi ero allenato solo a casa.
Nessuno mi chiamava, anche se il mio cartellino non costava: il mio sogno era finire a Vicenza per chiudere un cerchio, ma nessuno si è fatto vivo.
Poi è arrivata la telefonata di Mazzone, gli dissi che volevo solo giocare: a Brescia sono stati quattro anni strepitosi - tre con lui - con risultati per noi incredibili come la finale d'Intertoto con il Psg.
Altri allenatori parlavano per mezz'ora, lui in due minuti era chiaro: sapevamo che dovevamo lasciare tutto in campo.
L'operazione a 18 anni mi ha condizionato tutta la carriera, anche quando le cose andavano bene non potevo del tutto gioire perché non sapevo mai come sarei stato il giorno dopo, ho sempre camminato sul filo del rasoio.
Il Var mi avrebbe tutelato di più, una volta era un gioco al massacro per i giocatori come me: prendevi botte che non sapevi neanche da dove arrivavano.
E le barriere non erano mai a 9.15 metri ai miei tempi, Maradona e Mihajlovic segnavano con la barriera a 5 metri. Il Var non lo vuole solo chi vive di polemiche, io sono per le regole: esiste in tutti gli sport.
La vita nel verde oggi mi fa stare bene e mi riempie le giornate.
Ai nostri ragazzi, io e mia moglie diciamo di essere bravi ascoltatori: spesso siamo troppo concentrati su noi stessi.
E mi piace da matti vivere in collina, il verde mi manca quando sono via: mi fa stare bene e mi riempie le giornate, anche solo per fare pulizia e manutenzione.
Ho dovuto capire e conoscere l'uso di attrezzi come la motosega e l'escavatore, con le pendenze rischi di farti male. Il successo per me è nella semplicità, nel dare valore a qualunque cosa.
La gioia e la felicità si nascondono dentro a questo, altrimenti non trovi pace".
ROBERTO BAGGIO alla rivista Forbes
venerdì 13 marzo 2026
Amarcord: Bruno Conti
Eppure Nils Liedholm l'aveva detto.
mercoledì 11 marzo 2026
Torneo di Viareggio 1990 Amarcord
Torneo di Viareggio 199012-26 febbraio 1990
All'inizio degli anni '90 tutti i riflettori erano puntati sull'organizzazione della Coppa del Mondo, ospitata dall'Italia. Il rinnovamento degli stadi esistenti e la costruzione di nuove sedi avevano causato diversi incidenti e persino vittime.
Essendo il più importante torneo di calcio giovanile del Paese, la Coppa Carnevale era considerata un gustoso antipasto del grande evento. Come un perfetto Mondiale, sarebbe stato caratterizzato da sorprese.
Per riscaldare gli appassionati di calcio in vista di Italia 90 , il torneo di Viareggio è stato concepito come un Mondiale, con tanto di 24 club partecipanti. Il turno preliminare è stato particolarmente duro: otto gironi formati da tre squadre ciascuno. Il libero del Milan Franco Baresi avrebbe dovuto leggere il giuramento, ma non poté arrivare a Viareggio a causa della nevicata. Lo sostituiva il giovane portiere Francesco Antonioli, che avrebbe preso parte al torneo con i rossoneri .
Proprio per ribadire gli stretti legami tra Viareggio e il calcio, gli artigiani del rinomato Carnevale locale sono stati gli autori della scenografia della cerimonia di apertura dei Mondiali 1990.
Avevano costruito 24 palline di cartapesta, colorate come le bandiere delle nazioni partecipanti e collocate sul campo di San Siro, che all'improvviso si sono aperte contemporaneamente e hanno lanciato palloncini nel cielo.
Nella partita di apertura i campioni in carica del Torino non sono riusciti a superare il solido Crystal Palace, la cui retroguardia era guidata dall'emergente Gareth Southgate. Gli inglesi sono riusciti addirittura a qualificarsi per la fase a eliminazione diretta ai danni degli stessi granata e del Brescia.
Tuttavia, il Palace è stato l'unico club straniero ad accedere ai quarti di finale. L'IFK Göteborg, che un anno prima aveva vinto il campionato nazionale giovanile, venne sconfitto da Lazio e Bologna, così come Dinamo București, Newell's Old Boys, Stella Rossa Belgrado e debuttante Tokio ebbero lo stesso destino. Fallì anche lo Slavia Praga, anche se solo per differenza reti.
Il torneo ha mostrato prestazioni fantastiche delle squadre di origine emiliano-romagnola: Bologna, Cesena, la cui squadra maggiore era allenata dall'allenatore di Viareggio Marcello Lippi, e Parma.
Ai quarti i piccoli ducali, guidati in attacco dal rampante Alessandro Melli furono eliminati dalla Roma.
Il Cesena vinse il derby regionale contro il Bologna avanzando alle semifinali.
Il Napoli batteva il Milan, che vantava tra i centrocampisti Demetrio Albertini, ai rigori. Infine la Fiorentina travolse il Crystal Palace.
Le semifinali si sono rivelate equilibrate. Il Napoli si aggiudicó il posto per la finale sconfiggendo la Roma 1-0, grazie a un gol strepitoso di Pasqualini.
Intanto il Cesena diventava protagonista di un intrigante romanzo calcistico qualificandosi anche lui, dopo aver vinto ai rigori contro la Fiorentina.
Cesena-Napoli è stata una finale inedita.
Nel Napoli c'erano Bucciarelli e Massimo Tarantino già aggregati stabilmente alla prima squadra, in cui ruotavano anche il portiere Scalabrelli, il difensore Airoldi, il centrocampista Altomare e l'attaccante Marco Ferrante. Nel Cesena vi erano Scugugia, Masolini e Lamberto Zauli.
Dopo 35 minuti del primo tempo, il centrocampista 18enne Ulisse Masolini segna il gol della vittoria al termine di un incredibile solitario e il portiere Fulvio Flavoni resiste a tutti i tentativi del Napoli di trovare il pareggio. Finisce 1-0 per il Cesena.
Per la prima volta il trofeo è stato ritirato da un Provinciale, ovvero una squadra proveniente da piccoli centri.
Tabellino
Cesena - Napoli 1-0
Cesena: Flavoni, Scucugia, Scarponi, Masolini, Taroni, Medri, Lasagni, Del Bianco, Zagati, Lega, Di Natale (47 Zauli). - all: Ammoniaci.
Napoli: Scalabrelli, Airoldi, Izzo, Tarantino, Minutolo, Pasqualini, Altomare, Sanseverino, Ferrante, Bucciarelli (75 Russo), Molino (82 Di Nicola). - all: Morrone.
Arbitro: Pairetto (Torino).
Gol: 35' Masolini.
Amarcord: Alessandro Nesta
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