Amarcord: Luca Fusi
Super-Calcio di Alessandro Lugli
martedì 26 maggio 2026
Amarcord: Luca Fusi
Amarcord: Luca Fusi
Amarcord: Alessandro Renica
Amarcord: Alessandro Renica
domenica 24 maggio 2026
Amarcord: Tebaldo Bigliardi
Amarcord: Tebaldo Bigliardi
Tebaldo Bigliardi non era il re del palcoscenico, non si prendeva la copertina nei giorni di festa, ma era l'uomo di ferro su cui poggiavano le fondamenta di quel Napoli epico, la roccia calabrese che aveva il compito sacro di tenere unita la trincea azzurra mentre Maradona dipingeva capolavori divini.Arrivato dalla Sicilia, dove aveva già mostrato tempra e carattere, si immerse immediatamente nell'anima profonda della città. Nella Napoli degli anni ottanta, ogni singolo giocatore diventava parte di una famiglia allargata, e lui seppe farsi voler bene da tutti per la sua generosità, per il sudore versato senza mai chiedere nulla in cambio, per quel modo umile e fiero di intendere il mestiere del difensore.Non si tirava mai indietro Tebaldo, pronto a immolarsi in marcatura sui giganti più temuti d'Europa. Lo si ricorda stringere i denti, rincorrere campioni inarrivabili con il cuore oltre ogni limite, senza paura, con la consapevolezza che ogni singola goccia di fatica serviva a proteggere il sogno di un intero popolo. E nel suo sguardo, prima di entrare in campo, c'era tutta la passione di chi sapeva di vivere un momento storico, irripetibile.Ha vissuto da protagonista silenzioso, alzando al cielo trofei che hanno cambiato per sempre la geografia del calcio italiano ed europeo, come i due scudetti, la Coppa Italia e la storica Coppa UEFA. Quando guardiamo le immagini di quel periodo d'oro, tra le urla festanti del San Paolo e le magie dei fuoriclasse, non possiamo dimenticare il volto concentrato di Bigliardi, un gregario di lusso che ha scritto pagine indelebili di pura poesia sportiva.
Amarcord: Raffaele Di Fusco
Amarcord: Raffaele Di Fusco
giovedì 21 maggio 2026
Amarcord: Massimo Filardi
Massimo Filardi non è stato semplicemente un calciatore; è stato una promessa sospesa nel vento di un’epoca calcistica che non c’è più, un frammento di cristallo purissimo rimasto incastrato nel cuore di Napoli e del Napoli. Parlare di lui oggi significa compiere un vero e proprio amarcord dell'anima, un viaggio a ritroso in quegli anni Ottanta dove il calcio profumava di erba bagnata, di fango genuino e di sogni verticali. C’era una poesia grezza e bellissima in quel ragazzo arrivato da Salerno, un difensore elegante ma implacabile che sembrava fatto della stessa materia di cui sono impastate le speranze dei giovani: quell'audacia un po' sfrontata di chi non ha nulla da perdere e tutto da conquistare.
Quando Massimo Filardi indossa la maglia azzurra per la prima volta, l'atmosfera attorno al Vesuvio è già satura di una febbrile elettricità. In città c'è Diego, il baricentro del mondo, l'uomo venuto a riscattare un popolo, e accanto a lui cresce una nidiata di ragazzi pronti a sputare sangue e a correre fino a consumarsi i polmoni. Filardi si impone subito con la forza della sua giovinezza, un terzino moderno in un calcio che stava cambiando pelle, capace di aggredire lo spazio ma anche di francobollarsi all'ala avversaria con una dignità d'altri tempi. La sua corsa sul binario difensivo era fluida, armonica, mossa da una passione viscerale che sugli spalti del San Paolo si percepiva a pelle, un legame immediato, un’empatia istintiva tra la curva e quel ragazzo che giocava con il cuore scoperto. C'è stato un momento in cui il futuro sembrava interamente suo, un'autostrada spalancata verso la gloria, la Nazionale, i trionfi più dolci. Quel Napoli che si avviava a vincere il suo primo storico scudetto lo vedeva tra i protagonisti più amati, un tassello fondamentale di un mosaico perfetto dove la grinta si sposava con la fantasia.
Ma il calcio, come la vita, sa essere di una bellezza straziante e, allo stesso tempo, di una crudeltà che toglie il fiato. Il destino si presentò sotto forma di un crac improvviso, il ginocchio che cede, il dolore che squarcia il silenzio di un allenamento, e improvvisamente quel sogno luminoso subisce una frenata brusca, violenta. Quel maledetto infortunio ai legamenti non fu solo un danno fisico, fu una ferita inferta alla poesia stessa di quella squadra. Filardi rimase a guardare i compagni salire sul tetto d'Italia, visse lo scudetto del 1987 con la gioia nel cuore ma con l'amarezza profonda di chi sa di aver dovuto abbandonare la trincea nel momento cruciale. Eppure, proprio in quel dolore, è uscita la grandezza passionale dell'uomo. Non si è mai sentito un estraneo, non ha mai rivendicato con egoismo il proprio pezzo di gloria, ma è rimasto aggrappato a quei colori con la fedeltà dei puri, amato dalla gente di Napoli proprio per quella sua sfortuna così nobile, così maledettamente meridionale nel suo connubio di talento e fatalità.
Il prosieguo della sua carriera lo ha visto lottare, cadere e rialzarsi, cercare altrove quella continuità che il corpo gli negava, ma l'impronta lasciata all'ombra del Vesuvio è rimasta indelebile, come un tatuaggio invisibile. Massimo Filardi è rimasto per sempre il simbolo di ciò che poteva essere e che è stato solo a metà, ma che proprio per questa sua incompiutezza conserva un fascino mitico, quasi leggendario. Oggi, quando si riavvolge il nastro di quegli anni d'oro, il suo volto pulito e lo sguardo fiero di quel ragazzo degli anni Ottanta ritornano in mente come un canto nostalgico, il ricordo di un calcio romantico dove una corsa sulla fascia valeva una promessa d'amore eterno.
mercoledì 20 maggio 2026
Amarcord: Angelo Frappampina
Amarcord: Angelo Frappampina
Amarcord: Francesco Romano
Amarcord: Francesco Romano
Amarcord: Luca Fusi
Amarcord: Luca Fusi C’era un calcio, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, che non aveva bisogno di copertine patinate pe...
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