giovedì 23 aprile 2026

Amarcord: Giorgio Bresciani

  


Torneo di Amsterdam, estate 1987. Il Torino incrocia i guantoni con Ajax, Porto e Dinamo Kiev. Mister Gigi Radice dà spazio ai giovani, che sono Diego FuserGigi Lentini e c’è anche un attaccante diciottenne, brevilineo, rapido, che si chiama Giorgio Bresciani. Contro la Dinamo Kiev gli arriva un pallone e al volo col mancino fredda il portiere : “I miei genitori si sono commossi, li ho sentiti al telefono. Mia mamma è casalinga, mio padre è camionista . Ho realizzato 29 gol negli ultimi due anni con la Primavera di Sergio Vatta”. Cosa hai provato quando hai visto entrare il pallone? “Mi sono sentito scoppiare il cuore. Amo queste conclusioni al volo anche se sono rischiose. Radice è eccezionale, perché ti prende da parte, parla e spiega le cose. Voglio rimanere al Torino il più a lungo possibile. Il granata mi va a pennello”. Ha mosso i primi passi nell’Atletico Lucca ed è arrivato al Torino a 14 anni.

Giorgio, ma chi è il tuo idolo? “I compagni nella Primavera mi hanno soprannominato ‘Buitre’, ma preferisco Paolo Rossi a Butragueno . Come Paolo Rossi cerco di appostarmi sul palo lontano oppure tento di intercettare palloni vaganti. Mi è sempre piaciuto il suo opportunismo sotto porta. L’ho sempre ammirato e i suoi gol a Spagna ’82 mi hanno entusiasmato. Non sono bravo come lui, ma negli ultimi venti metri sono abbastanza rapido . E riesco ad adattarmi per il gioco negli spazi brevi”. Giorgio Bresciani guadagna 300 mila lire al mese, ma non è da escludere un ritocchino.
Ha già vinto il Torneo di Viareggio nell’ ‘87 con un eloquente 4-1 alla Fiorentina, poi ha giocato la finale per lo Scudetto Primavera e l’ha persa contro la Lazio . Giorgio Bresciani debutta in serie A nell’annata 1987-’88 e timbra due volte, contro il Cesena e il Milan . Gli tocca fare gli straordinari e continua con la squadra Primavera. Nel 1988 Giorgio gioca un’altra finale del Viareggio . Lui è un toscano di Lucca, ma non ha mai tifato Fiorentina : se la ritrova ancora di fronte e stavolta si arrendono. E a ridosso dell’estate di quell’anno il Torino può riscattarsi nella finale Scudetto. Andata 2-0 sulla Roma al Filadelfia con doppietta di Fuser. E al ritorno domenica 19 giugno, i giallorossi vanno in vantaggio al minuto 37 con Cappioli. Il Toro resiste fino al minuto 83, quando Giorgio Bresciani segna il gol che chiude il discorso: il Torino è campione d’Italia e Giorgio viene definitivamente acquisito dai grandi per la stagione successiva. Mercoledì 28 settembre 1988 firma dal dischetto il gol che manda avanti il Toro in Coppa Italia. La squadra eliminata è il Milan di Sacchi.
Un anno in prestito all’Atalanta (5 gol totali), poi a 21 anni rientra al Toro nell’estate del ’90, ma è dato per partente. C’è una squadra di serie B (il Brescia) interessata all’acquisto a titolo definitivo. Alla fine Giorgio rimane: “Chiedevo garanzia sul mio impiego. Volevo solo essere alla pari di Muller e Skoro”. Giorgio Bresciani è considerato “splendido attaccante da spezzoni di partita”, questa è la sua dimensione. In serie A segna 3 gol (contro Cagliari, Cesena e Napoli) ed è una prima risposta. Il 10 dicembre si fa cacciare nel derby con la Juve dopo soli venti minuti. Sotto l’albero di Natale 1990 trova 2 giornate di squalifica. Curiosamente in questi 180 minuti il Torino non segna.
Fino a quel pomeriggio del 6 gennaio 1991 al Ferraris: Gigi Lentini lavora ai fianchi, ispira, pennella, mentre lui scappa e nessuno lo prende più. Nemmeno Pietro Vierchowod, uno dei difensori più veloci del mondo. Rigore procurato e trasformato. Nel finale sigla la doppietta . Bravo Giorgio, ma non sembri neanche sorpreso: “Con Gigio Lentini è sempre stato così, fin dai tempi della Primavera . Quando lo vedo scattare, so dove posizionarmi. Una bella abitudine. Se stiamo bene, Lentini è in grado farmi segnare 3 gol a partita . Quelle due giornate di squalifica sono state un inferno. Non mi davo pace, dovevo sfogarmi”. Curiosamente il Torino batte a domicilio i futuri campioni d’Italia della Sampdoria con una squadra tutta italiana, perché Skoro, Muller e Martin Vazquez non ci sono.
E non ci sono nemmeno in Torino-Bari 4-0, doppietta di Giorgio Bresciani in 7 minuti. Ma sei diventato titolare ? “In questo momento non voglio avere questa etichetta. Ho bisogno della tensione del giovedì quando l’allenatore inizia a far capire le sue intenzioni. Dover conquistare il posto è una molla eccezionale. Devo vaccinarmi contro l’assenza di stimoli. Per fortuna sono rimasto, è una bella rivincita personale, una favola che spero non finisca mai. Amo questa maglia, vorrei indossarla per tutta la carriera. Penso al mio Toro, non alla classifica marcatori . Voglio conservare la numero 9”.
Tra gli attaccante italiani Giorgio fa parte di una specie in via di estinzione: il rapinatore d’area. Il 17 febbraio 1991 segue doppietta d’autore : controllo pazzesco in mezzo a mille e destro incrociato, il secondo col mancino al volo. L’avversario è il Bologna di Gigi Radice, che lo ha lanciato in serie A . Giorgio gli regala la maglia numero 9 e lo chiama Papà. Il mister gli risponde: “Non esagerare e non dimenticarti di lottare, sempre, tutti i giorni”.
Giorgio Bresciani diventa capocannoniere della serie A con 11 gol, tenendo una media di uno ogni 96 minuti .
“Voglio conquistare la zona Uefa”.
Ci riuscirà chiudendo a quota 13 gol .
E buon compleanno.
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(Fonti: Bruno Perucca – Bruno Bernardi - Piercarlo Alfonsetti – La Stampa- Francesco Bramardo – Gazzetta - foto: Guerino )

giovedì 16 aprile 2026

Amarcord: Ciro Ferrara

 


Ciro Ferrara: Nato a Napoli, è un ex calciatore, cresciuto nelle giovanili del Napoli, poi allenatore. In maglia azzurra colleziona, in serie A dal 1984 al 1994, 247 presenze (con 12 reti) e vince due scudetti, una Supercoppa italiana e una Coppa Uefa.


Nel 1994, per oltre nove miliardi di lire, è ceduto alla Juventus, dove continua ad essere un difensore di livello mondiale e conclude la carriera nel 2005 (253 le partite in serie A con 15 reti), conquistando anche cinque scudetti (più uno revocato), quattro Supercoppe italiane, una Champions League e una Coppa Intercontinentale.


Con 500 presenze (in 21 stagioni) è al diciottesimo posto nella classifica delle presenze in serie A di tutti tempi. Per la sua partita di addio al calcio, scendono in campo il Napoli dei due scudetti e i campioni d'Italia della Juventus, richiamando al San Paolo Diego Armando Maradona e 70.000 spettatori.


In Nazionale arriva a 20 anni e totalizza 49 presenze. Partecipa ai Mondiali del 1990, con una sola presenza proprio nella finale vinta per il terzo posto, e agli Europei del 1988 e del 2000, quando a 33 anni gioca l'ultima volta contro la Svezia.


La sua prima panchina è quella della Juventus (per un anno a partire dal maggio 2009) poi quella dell'U21, guidata nelle qualificazioni all'Europeo di categoria. Nel campionato 2012/13, dopo 17 giornate è esonerato dalla Sampdoria. In seguito diventa commentatore televisivo. È il tecnico del Wuhan Zall, società del secondo campionato cinese, da luglio 2016 a marzo 2017.

giovedì 9 aprile 2026

Amarcord: Giuseppe Bergomi

 


"Tutti gli allenatori mi hanno dato qualcosa. Allora, io dico sempre che Berzot per me è stato un secondo padre; non era un uomo che sapeva solo di calcio, voleva trasmettermi dei valori. Una volta ho fatto un gol contro l'Ascoli ed ho esultato alzando le braccia in modo molto animato. Dopo quell'episodio Bearzot mi disse: 'Hai esultato troppo, perché con quel tuo gol l'Ascoli sarebbe retrocesso in Serie B. Devi portare rispetto'...

Ho anche pianto per un allenatore: Gigi Radice. Un allenatore bravo, all'avanguardia già in quegli anni. Ricordate il Torino del '76, quando vince lo scudetto? Lui si prendeva cura dei giovani e c'era un bellissimo rapporto. E quando c'è stato il cambio di proprietà da Fraizzoli a Pellegrini - i presidenti si sa, spesso portano i loro uomini - e Pellegrini aveva preso già Castagner. E quindi quando andò via Radice, ho pianto...
I cinque anni di Trapattoni sono stati i cinque anni dove il Trap mi ha fatto crescere. Veramente, è stato per me importante. Poi sono stati gli anni dove abbiamo vinto di più: uno scudetto, una Coppa UEFA, la Supercoppa. Il Trap è un grande motivatore, una persona per bene.
Ma devo tanto anche a Osvaldo Bagnoli. L'anno prima del suo arrivo, l'anno di Orrico, nel cambiamento, siamo andati un po' in difficoltà. E quindi in quell'anno lì d'estate, avevo avuto degli abboccamenti, mi ha chiamato la Roma, la Lazio e tutto quanto. Arrivo da Bagnoli e mi fa: 'Ma tu dove vuoi andare?' Ho detto: 'Mister, io non voglio andare da nessuna parte. Sono nato qua, sono all'Inter'. Perfetto, allora non vai da nessuna parte, perché per me sei il più forte." E da lì sono ripartito. Di fatti, l'anno dopo siamo arrivati secondi. Quell'anno di Bagnoli mi ha permesso di ripartire. Sai cosa c'è poi? Bagnoli tatticamente era avanti. Oggi in Italia va di moda la difesa a tre, ma noi già all'epoca facevamo difesa a tre pura, con i due esterni che spingevano e si alzavano fino ad arrivare vicino agli attaccanti. Bagnoli era questo, già allora. E poi utilizzava anche il libero in impostazione'...
E in ultimo, Gigi Simoni. Perché nel calcio, anche nella vita, credo, ti danno delle etichette. E quindi a 35 anni sei vecchio, bollito e tutte ste menate qua. E Gigi Simoni arriva e mi dice: 'Guarda, io sento di tutto qua, ma per me siete tutti uguali, da chi ha 18 anni a chi ne ha 35. Quello è il campo, chi merita gioca". E grazie a lui sono tornato a fare un Mondiale."
In questo estratto da una bella intervista per un podcast, Beppe Bergomi, ricorda il suo personale rapporto con alcuni dei più importanti allenatori avuti nel corso dei suoi 20 anni di carriera in maglia nerazzurra.

martedì 7 aprile 2026

Complimenti Antonio Conte!

 


E anche stasera senza Hojlund.

Con Lukaku ormai fuori rosa.
Senza Rrahmani e Vergara.
E non possiamo dimenticare i lungodegenti Neres e Di Lorenzo.
Ha battuto il Milan per 1 a 0.
E ci sentiamo di dire che la vittoria è meritata.
Perché il Napoli ha creato di più.
Raggiunto il secondo posto in classifica.
I punti di distacco dall'Inter restano sette, sono tanti se si considera che mancano solo sette giornate.
Soprattutto perché entrambe le squadre non hanno più impegni europei.
Immaginate un Napoli senza infortuni.
Probabilmente staremmo raccontando un'altra stagione.
Staremmo parlando di un'altra storia.
Questo allenatore nel nostro campionato fa assolutamente la differenza.
E c'è un altro dato che bisogna raccontare.
Con stasera sono undici le volte che sfida Massimiliano Allegri.
Ha vinto sette partite.
Due sono i pareggi e due le sconfitte.
Praticamente quando affronta il tecnico livornese è una sentenza.
Complimenti mister Antonio Conte...

martedì 31 marzo 2026

Karl-Heinz Schnellinger

 


Karl-Heinz Schnellinger: Sempre in difesa, tanto da non segnare in 222 partite in serie A, indossando le maglie di Mantova, Roma e Milan, dal 1963 al 1974. Nato a Düren (in Germania) è un ex calciatore, che nelle 47 presenze in Nazionale realizza una sola rete, però passata alla storia.


Mondiali di Messico 1970, semifinale Germania Ovest - Italia, la partita del secolo. Quasi al termine del secondo tempo, gli azzurri sono in vantaggio, grazie ad un gol di Boninsegna, ma Schnellinger va in rete di destro in spaccata, mandando tutti ai supplementari, durante i quali matura il risultato di 4 a 3 per l'Italia, che così vola in finale con il Brasile.


Dopo il secondo posto di quattro anni prima in Inghilterra, Karl-Heinze e compagni devono accontentarsi del bronzo. Con il Milan conquista invece: uno scudetto (67/68), tre Coppe Italia, due Coppe delle Coppe, una Coppa dei Campioni (68/69) e una Coppa Intercontinentale (1969).

Muore all'Ospedale san Raffaele di Milano il 20 maggio 2024.

sabato 28 marzo 2026

Amarcord: Ferruccio Valcareggi


 E’ venerdì 27 maggio 1977, siamo a Veronello dove si allena la Nazionale di Enzo Bearzot in vista della partita successiva. L’8 giugno ci giochiamo infatti un pezzo di qualificazione ad Argentina ’78 nella trasferta di Helsinki. A vedere gli azzurri quel giorno ci sono tremila persone festanti. In teoria gli azzurri non dovrebbero allenarsi col pallone, solo parte atletica. Ma alcuni bambini buttano dentro un pallone e finisce così: due palleggi tra grandi e piccini. Si scherza, si ride. Poi dalla massa del pubblico salta fuori una figura conosciuta . La sua faccia si avvicina, è un amico, anzi quell’ amico e i ragazzi di Bearzot vanno a salutarlo.

E’ l’allenatore dello splendido Verona che quell’anno in serie A si è piazzato settimo ed è il commissario tecnico campione d’Europa ’68 e vicecampione del Mondo ’70 con l’Italia: è Ferruccio Valcareggi.
Che ci fa qui ? Nostalgia? “Beh, quando vedo questi ragazzi, quando vedo queste maglie azzurre, sento sempre qualcosa dentro. E poi il presidente della Repubblica rimane in carica sette anni, mentre io ho resistito otto….. “. Come finirà Finlandia-Italia ? “Vinceremo nettamente”.
Scusi, lei la vedrà? “Certo, sto partendo per una vacanza con mia moglie. Andiamo a Helsinki”.
Questo è l’amore.
A proposito l’8 giugno a Helsinki andrà così: Finlandia-Italia 0-3. Aveva ragione Valcareggi.
Sapete 3 anni prima cosa aveva fatto? Era stato sostituito dopo la delusione di Germania ’74, ma nell’incontro segreto per il passaggio di consegne, aveva chiesto e ottenuto da Fulvio Bernardini un impegno : confermare Enzo Bearzot (Nazionale under ’23) e Azeglio Vicini (Nazionale under ’21).
Si fidava di loro. Ferruccio Valcareggi, cercatelo alla voce uomini di calcio .

giovedì 26 marzo 2026

Amarcord: Ruud Krol

 


"Quei quattro anni passati a Napoli sono stati i più belli della mia carriera. Più belli anche di quelli del calcio totale perché la passione e l’ambiente che ho trovato in Italia erano del tutto nuovi per me. Sono rimasto folgorato. Avevo parlato con Bearzot prima di arrivare e anche con Tardelli, Rossi e Cabrini. Credevo di sapere cosa aspettarmi, ma Napoli era qualcosa di ancora più grande."

Ad inizio degli anni '80, quando dopo anni di autarchia la FIGC decise di riaprire le frontiere, consentendo ai club di Serie A di acquistare un solo straniero, all'ombra del Vesuvio arrivò un calciatore capace, ancor prima dell'avvento di Maradona, di infiammare i cuori dei tifosi. Prelevato inizialmente con la formula del prestito dai canadesi del Vancouver Whitecaps con una gran mossa del DG Antonio Juliano, a Napoli giunse il trentunenne Ruud Krol, difensore olandese per anni colonna portante dell'Ajax di Cruijff, Haan e Neeskens.
Chi pensava che il tulipano fosse sbarcato in Italia per svernare e per godere delle bellezze della penisola, dovette ben presto ricredersi: Krol era un difensore elegante, dalla classe cristallina, dotato di una spiccata intelligenza tattica che gli consentiva di leggere in anticipo l’evoluzione delle azioni e le giocate degli avversari. Fascia di capitano al braccio, col pallone tra i piedi avviava e dirigeva tutte le azioni della squadra e deliziava il pubblico con lanci di 60/70 metri che, come per magia, finivano la loro corsa sui piedi dei compagni. La sua presenza, nelle quattro stagioni di permanenza in Italia, fece di un discreto Napoli una squadra ambiziosa, capace di contendere lo scudetto alla Juve del Trap ed alla Roma di Falcao.
In definitiva possiamo affermare che la dimensione nobile che il Napoli ha conosciuto negli anni irripetibili di Diego, la presidenza di Ferlaino ha cominciato a seminarla quando ha portato un fuoriclasse come Krol a calpestare l’erba del San Paolo.

Amarcord: Giorgio Bresciani

    Torneo di  Amsterdam , estate  1987 . Il  Torino  incrocia i guantoni con  Ajax , Porto e Dinamo  Kiev . Mister  Gigi Radice  dà spazio ...