martedì 31 marzo 2026

Karl-Heinz Schnellinger

 


Karl-Heinz Schnellinger: Sempre in difesa, tanto da non segnare in 222 partite in serie A, indossando le maglie di Mantova, Roma e Milan, dal 1963 al 1974. Nato a Düren (in Germania) è un ex calciatore, che nelle 47 presenze in Nazionale realizza una sola rete, però passata alla storia.


Mondiali di Messico 1970, semifinale Germania Ovest - Italia, la partita del secolo. Quasi al termine del secondo tempo, gli azzurri sono in vantaggio, grazie ad un gol di Boninsegna, ma Schnellinger va in rete di destro in spaccata, mandando tutti ai supplementari, durante i quali matura il risultato di 4 a 3 per l'Italia, che così vola in finale con il Brasile.


Dopo il secondo posto di quattro anni prima in Inghilterra, Karl-Heinze e compagni devono accontentarsi del bronzo. Con il Milan conquista invece: uno scudetto (67/68), tre Coppe Italia, due Coppe delle Coppe, una Coppa dei Campioni (68/69) e una Coppa Intercontinentale (1969).

Muore all'Ospedale san Raffaele di Milano il 20 maggio 2024.

sabato 28 marzo 2026

Amarcord: Ferruccio Valcareggi


 E’ venerdì 27 maggio 1977, siamo a Veronello dove si allena la Nazionale di Enzo Bearzot in vista della partita successiva. L’8 giugno ci giochiamo infatti un pezzo di qualificazione ad Argentina ’78 nella trasferta di Helsinki. A vedere gli azzurri quel giorno ci sono tremila persone festanti. In teoria gli azzurri non dovrebbero allenarsi col pallone, solo parte atletica. Ma alcuni bambini buttano dentro un pallone e finisce così: due palleggi tra grandi e piccini. Si scherza, si ride. Poi dalla massa del pubblico salta fuori una figura conosciuta . La sua faccia si avvicina, è un amico, anzi quell’ amico e i ragazzi di Bearzot vanno a salutarlo.

E’ l’allenatore dello splendido Verona che quell’anno in serie A si è piazzato settimo ed è il commissario tecnico campione d’Europa ’68 e vicecampione del Mondo ’70 con l’Italia: è Ferruccio Valcareggi.
Che ci fa qui ? Nostalgia? “Beh, quando vedo questi ragazzi, quando vedo queste maglie azzurre, sento sempre qualcosa dentro. E poi il presidente della Repubblica rimane in carica sette anni, mentre io ho resistito otto….. “. Come finirà Finlandia-Italia ? “Vinceremo nettamente”.
Scusi, lei la vedrà? “Certo, sto partendo per una vacanza con mia moglie. Andiamo a Helsinki”.
Questo è l’amore.
A proposito l’8 giugno a Helsinki andrà così: Finlandia-Italia 0-3. Aveva ragione Valcareggi.
Sapete 3 anni prima cosa aveva fatto? Era stato sostituito dopo la delusione di Germania ’74, ma nell’incontro segreto per il passaggio di consegne, aveva chiesto e ottenuto da Fulvio Bernardini un impegno : confermare Enzo Bearzot (Nazionale under ’23) e Azeglio Vicini (Nazionale under ’21).
Si fidava di loro. Ferruccio Valcareggi, cercatelo alla voce uomini di calcio .

giovedì 26 marzo 2026

Amarcord: Ruud Krol

 


"Quei quattro anni passati a Napoli sono stati i più belli della mia carriera. Più belli anche di quelli del calcio totale perché la passione e l’ambiente che ho trovato in Italia erano del tutto nuovi per me. Sono rimasto folgorato. Avevo parlato con Bearzot prima di arrivare e anche con Tardelli, Rossi e Cabrini. Credevo di sapere cosa aspettarmi, ma Napoli era qualcosa di ancora più grande."

Ad inizio degli anni '80, quando dopo anni di autarchia la FIGC decise di riaprire le frontiere, consentendo ai club di Serie A di acquistare un solo straniero, all'ombra del Vesuvio arrivò un calciatore capace, ancor prima dell'avvento di Maradona, di infiammare i cuori dei tifosi. Prelevato inizialmente con la formula del prestito dai canadesi del Vancouver Whitecaps con una gran mossa del DG Antonio Juliano, a Napoli giunse il trentunenne Ruud Krol, difensore olandese per anni colonna portante dell'Ajax di Cruijff, Haan e Neeskens.
Chi pensava che il tulipano fosse sbarcato in Italia per svernare e per godere delle bellezze della penisola, dovette ben presto ricredersi: Krol era un difensore elegante, dalla classe cristallina, dotato di una spiccata intelligenza tattica che gli consentiva di leggere in anticipo l’evoluzione delle azioni e le giocate degli avversari. Fascia di capitano al braccio, col pallone tra i piedi avviava e dirigeva tutte le azioni della squadra e deliziava il pubblico con lanci di 60/70 metri che, come per magia, finivano la loro corsa sui piedi dei compagni. La sua presenza, nelle quattro stagioni di permanenza in Italia, fece di un discreto Napoli una squadra ambiziosa, capace di contendere lo scudetto alla Juve del Trap ed alla Roma di Falcao.
In definitiva possiamo affermare che la dimensione nobile che il Napoli ha conosciuto negli anni irripetibili di Diego, la presidenza di Ferlaino ha cominciato a seminarla quando ha portato un fuoriclasse come Krol a calpestare l’erba del San Paolo.

martedì 24 marzo 2026

Amarcord: Maradona

 


Diego Maradona è stato molto di più di un semplice calciatore, di un immenso calciatore. Le sue dichiarazioni ai giornalisti lo fecero diventare un vero e proprio personaggio. Soprattutto il suo vivere sopra le righe, i trionfi e le cadute. Le innumerevoli resurrezioni lo hanno fatto diventare nella sua epoca forse la persona, il personaggio più famoso al mondo. Non secondaria è stata la sua immensa classe. Un vero prodigio della natura, capace di realizzare goal spettacolari, e di diventare in campo leader carismatico sia del Napoli che della nazionale argentina. Con i partenopei riuscì a vincere due storici scudetti, una coppa Italia, una coppa Uefa e una supercoppa. Due secondi e un terzo posto. Fu anche capocannoniere nella stagione 1987-88, quella dello scudetto perso in favore del Milan di Sacchi e di Berlusconi. Tante sono state le sue cadute per colpa della droga, ma tante anche le risurrezioni. Fu magico campione del mondo nel 1986 in Messico con 5 reti segnati. Magistrale quella realizzata contro l'Inghilterra nei quarti di finale, scartando abilmente 6 uomini portiere compreso. 


Diego Armando Maradona era nato a Buenos Aires il 30 ottobre 1960 nella cittadina di Villa Fiorito, uno slum sobborgo a Sud de la Gran Buenos Aires. Il “fiorito” di quel nome esprimeva forse più una speranza augurale che non la rappresentazione della realtà di quel luogo simile ad una favela, ad una baraccopoli malsana che ben poco aveva di “fiorito”… e pare che ancora oggi sia cosi!
Tuttavia, anche in un mondo povero, dove la strada, magari neppure asfaltata, è la sala giochi per bambini e ragazzi ed il palcoscenico della vita quotidiana, può accadere un fatto straordinario. Per Villa Fiorito il fatto straordinario si è chiamato Diego Armando: il ragazzino che, senza scarpe, ma con la magia nei piedi ha avuto il dono e la capacità di incantare il mondo, facendo diventare il pallone “musica e magia”.
Rincorrendo il pallone in quelle vie polverose, dove gli amici diventavano gli avversari, quel “pibe”, che faceva apparire e scomparire il pallone come un giocoliere, fu notato da chi frequentava il mondo del calcio e, con l’ingaggio nella squadra de “Los Cebollitas”, i più giovani dell’Argentinos Juniors, iniziò la sua carriera. Con l’ingresso nell’Argentinos Juniors i giornali del momento iniziarono la creazione del mito “Pibe de oro”.
A 16 anni venne inserito nella Squadra Nazionale Argentina, ma l’allora commissario tecnico e allenatore Menotti lo ritenne troppo giovane e immaturo per un esordio ai Campionati del Mondo del 1978, sollevando critiche e disapprovazione dei giornali e del mondo calcistico argentino. Ma il cuore dell’Argentina batteva per lui!
Fu però convocato nella “giovanile” per il campionato delle nazioni e, con la sua già allora straordinaria maestria, fece vincere alla propria squadra il campionato.


Dal 1978 al 1982, nel Boca Junior, Diego Armando diede dimostrazione di una classe che lo fece paragonare al grande Pelé, all’anagrafe Edison Arantes do Nascimento, nato nel 1940 e considerato, non solo in Brasile sua patria, ma nel mondo come il più grande calciatore di tutti i tempi tanto da esser detto “o rei do futebol” o “la perla nera”.
Ma negli anni della buia dittatura argentina, el Pibe de Oro era fortemente sostenuto anche dalla Giunta Militare che governava il Paese e utilizzava i successi del calcio a favore dell’immagine pubblica della Nazione. Nel 1978, mentre le madri dei desaparecidos tentavano di portare le prove della scomparsa dei loro figli ai Delegati stranieri della Commissione per i Diritti Umani, la Plaza de Mayo si riempiva di tifosi, lavoratori e studenti ai quali era stato concesso un giorno di vacanza per festeggiare e rendere omaggio alla Nazione vittoriosa per grande merito di Maradona nel Campionato Mondiale di Calcio tenutosi a Tokyo! Sulle reti radiotelevisive argentine il campione ringraziò la nazione per il grandissimo e caloroso sostegno e affetto manifestati.
Per il Governo il calcio era un ingrediente della strategia politica, tanto che anche in tempi successivi, durante la guerra delle Falkland, la televisione argentina, fortemente controllata dalla Giunta, sostenne la campagna di invasione delle isole con le immagini trionfali della vittoria ai Mondiali di Calcio del 1978!
Nel 1982, per i mondiali in Spagna, il Boca, nonostante alcuni goal realizzati da Maradona, risultò nel contesto una squadra scadente. Il campione venne proprio in quell’anno acquisito dal Barcellona, per la cifra di sette miliardi delle vecchie lire italiane. Restò con la squadra fino al 1984.
Nel Barcellona poté giocare solo 36 partite in due anni, a causa dell’infortunio, procuratogli dal calciatore dell’Athletic Bilbao Mauro Goicoechea, in cui Maradona si fratturò la caviglia sinistra e i legamenti e, purtroppo, come scriverà in una sua biografia del 2000, proprio in quegli anni si avvicinò al mondo della cocaina.

Nonostante l’evento negativo dell’infortunio, il Presidente del Napoli Ferlaino, con una offerta da capogiro di tredici miliardi di lire al Barcellona, riuscì a portare Maradona al Napoli. Era il 1984 e Maradona rimase al Napoli fino al 1991.
Napoli, come lui stesso ha detto tante volte, divenne la sua seconda patria, che lo accolse con grande calore e smisurato affetto del pubblico, che lo osanna tutt’ora come mai è successo per nessuno. La stessa città che, però, seppe servirgli su di un piatto d’argento amicizie interessate, intrecci con la malavita, boss della camorra!
Di questo, al momento e forse anche senza che lui stesso ne fosse pienamente consapevole, risentì la sua vita privata e famigliare.
Così trovarono spazio le relazioni con molte donne, l’intromissione della famiglia d’origine, ormai trasferitasi al completo a Napoli, gli allontanamenti temporanei di Claudia Villafane, la moglie che era stata la sua fidanzatina fin dalla prima giovinezza, la nascita di un figlio fuori dal matrimonio e riconosciuto ufficialmente solo nel 2007!
Mentre giocava per il Napoli venne convocato dall’Argentina per il Campionato Mondiale del1986 in Messico. Segnò cinque reti e fece assist ai compagni per altre 5 reti, vedendosi riconosciuto il titolo di “miglior calciatore” di quel Mondiale.


Nel 1987 Maradona conobbe Fidel Castro, col quale strinse un’amicizia profonda e ricambiata, al punto che nel 2000, uno dei periodi più bui del suo rapporto con le droghe, fu il leader cubano ad ospitarlo nella Clinica La Pedrera de L’Avana per aiutarlo nella disintossicazione da cocaina. Maradona non mancò mai di esprimere la propria gratitudine a Fidel. Nel 1987 il Napoli vinse lo scudetto nel Campionato italiano e nel 1990 la squadra trainata da Maradona conquistò la Super Coppa Italiana.
Dal 1990 al 1991 Diego Armando fu per l’ultimo anno al Napoli, al quale fece conquistare la Super Coppa Italiana ai danni della Juventus, vincendo la partita con cinque gol contro uno.
Incominciò per lui il periodo discendente, con un anno e mezzo di squalifica per doping, dopo il quale tornò in Spagna per giocare nel Siviglia; poi di nuovo in Argentina al New Well’s Old Boys e in Nazionale Argentina nel 1993.
Concluse la sua carriera di calciatore nel 1993 giocando per la sua prima squadra il Boca Junior.
Di quello che è accaduto dopo: la droga, i problemi fiscali con l’Italia, la vita famigliare a pezzi, la salute perduta hanno parlato tutti i giornali!



domenica 22 marzo 2026

Amarcord: Moreno Ferrario

 


"Sono sempre stato orgoglioso di indossare questa maglia. Vivere e giocare per la città: ci vuole personalità, un carattere forte. Seguivo scrupolosamente i consigli dei senatori Bruscolotti e Vinazzani, i quali mi misero davanti la realtà della tifoseria partenopea, che voleva massimo impegno e pochissime distrazioni. Per un paio danni fui il rigorista della squadra, poi ironia della sorte, segnai il mio unico gol su azione proprio nella gara scudetto vinta contro la Juve. Fu il momento più bello: mi piace pensarlo come una sorta di risarcimento per quell'autogol che qualche anno prima feci contro il Perugia".


Undici stagioni in azzurro, stopper titolare nell'anno del primo storico scudetto, compie oggi gli anni uno dei calciatori con più presenze nella storia del Napoli: auguri a Moreno Ferrario.


Alessandro Lugli: "Quando ero piccolo, verso i 6-7 anni subito m’innamorai della maglia del Napoli. Quel celeste chiaro o per meglio dire azzurro chiaro che infondeva a me amore e tenerezza e quei calciatori da Castellini a Pellegrini a Ferrario a Dirceu a Frappampina a Celestini che mi davano tenerezza, Sapere che quei colori appartenevano alla squadra della mia cuttà mi faceva tanto piacere come se fossi in colloquio con degli dei, degli angeli buoni. Ricordo all’inizio degli anni 80, quelle gare sofferte, quei pareggi e vittorie soprattutto grazie ai calci di rigore, trasformati da Moreno Ferrario che rialletavano il mio animo di bambino.

Poi come in tutti i sogni apparve l’impossibile: Diego Armando Maradona. Avevo 9 annu e già compravo tutti i giorni il giornale per sapere se veniva a Napoli oppure no. Alla fine del calciomercato, un tira e molla col Barcellona, Ferlaino, il Presidente azzurro lo acquisto auspice Totonno Juliano. Non feci mai più un sogno cosi bello".

sabato 21 marzo 2026

Amarcord: Bernd Schuster riguardo Maradona

 


“Quello che ho visto fare a Maradona non l'ho mai più visto fare da nessuno, e mi riferisco soprattutto ai campioni di oggi, non gli si avvicinano nemmeno per sbaglio.

Potrei dirvene tante specie in allenamento dove era difficile persino pensarle certe giocate. 


Una volta Diego fece un assolo, dribblò il portiere, poi arriva Gerardo (Miranda) che voleva parare sulla linea e si butta dentro con tutto quello che ha. Ma Diego fa un ulteriore dribbling a 1 metro dalla linea e la mette in porta. 



L’avversario finisce dritto sul palo con le gambe aperte…. una cosa dolorosa. Maradona dopo si scusò. È così che era. Non voleva umiliare l’avversario. Cose del genere erano solo nella sua natura. Erano fuori da ogni logica in ambito sportivo.”



Bernd Schuster

venerdì 20 marzo 2026

Amarcord: Alessandro Nesta


 "Chi nasce in periferia ha spesso la tendenza a considerarsi svantaggiato. Invece ha un’arma in più rispetto agli altri: la furbizia. La strada ti sveglia, ti insegna a vivere, ti dà delle motivazioni diverse. Io da piccolo pensavo solo al calcio. Quando stavo da solo, fantasticavo di giocare all’Olimpico. Quando mio padre mi comprava gli scarpini nuovi, dormivo tenendoli ai piedi per sformarli. Mio padre era fissato col calcio, ma soprattutto con la Lazio. A Cinecittà, quartiere romanista, stavamo in un palazzo gigante, c’erano forse 300 famiglie, eppure ci conoscevano tutti: eravamo i Nesta, i laziali... Non volevo andare via dalla Lazio. Io avevo giocato solo lì e pensavo che avrei finito alla Lazio. Due anni prima ero stato richiesto

dal Real Madrid e avevo rifiutato. Oggi ancora ci penso, però il destino mi ha premiato e sono finito al Milan, quasi costretto. Ma oggi ringrazio Dio: ho vinto quello che ho vinto, sono stato meravigliosamente a Milano. Ma andare via dalla Lazio e da Roma è stato comunque come strappare delle radici profonde."
Alessandro Nesta è stato senza dubbio uno dei più grandi difensori italiani di sempre. Forte fisicamente, abile nel gioco aereo ed insuperabile nei contrasti, abbinava le caratteristiche peculiari dei difensori vecchio stampo con una classe ed un'eleganza quasi inusuali per il ruolo.

Amarcord: Carletto Mazzone


 “Vi racconto questa. Una volta in un Derby stavamo vincendo di misura con goal di Signori ed eravamo in grande sofferenza. Ai tempi l’arbitro alzava la mano per indicare la fine della partita, non c’erano tabelloni con il cronometro. Ad un certo punto l’arbitro Lucci fischia e alza la mano e io comincio a correre in mezzo al campo, ma aveva solo fischiato un fallo. Mi sono reso conto che i giocatori continuavano a giocare e tra frastuono e fumogeni ho perso l’orientamento e sono quasi scivolato ritrovandomi vicino alla panchina della Roma. Lì c’era Mazzone, che mi guarda e mi fa:

"A Manzi’ ma ndo’ c**** vai?'”
Maurizio Manzini, storico Team Manager della Lazio, racconta un divertente aneddoto con Carlo Mazzone.

lunedì 16 marzo 2026

Amarcord: Nando De Napoli

 


"Il primo scudetto è il ricordo di un’emozione che non ho mai più vissuto in vita mia. Non sentivamo neanche il fischio dell’arbitro, correvamo solo con la felicità di aver scritto una pagina di storia fantastica. Diego era immenso, gli ho visto fare dei numeri anche in allenamento irripetibili, sono stato fortunato a far parte di quel Napoli ma si vinceva anche perché c’era una squadra forte che lo supportava... Vestire la maglia dell’Avellino mi ha dato però maggiori emozioni che giocare con Maradona. Non era semplice uscire da un paese di 2000 abitanti ed imporsi nel grande calcio. Io giocavo in mezzo alla strada, sull'asfalto; non c’era neanche il campo all’epoca a Chiusano. La maglia dell’Avellino ce l’ho ancora conservata, le altre le ho regalate tutte."

Nando De Napoli è stato, tra gli anni 80 e la prima parte degli anni 90, una dei migliori interpreti nel suo ruolo: ruba palloni e mediano di rottura, dotato di un buon destro capace di far male dalla distanza, si distingueva per la grinta e lo spirito battagliero. Dopo l'esordio in A con la maglia dei Lupi fu acquistato dal Napoli, divenendo elemento cardine della squadra che fece sognare un'intera città. Auguri di buon compleanno a 'Rambo' De Napoli che compie gli anni il 15 marzo.

sabato 14 marzo 2026

Amarcord: Marcello Lippi


 “La mattina guardo il mare dal terrazzo della mia casa sul lungomare, poi scendo a fare due passi, oppure prendo la bicicletta. Ma le giornate non passano mai. A volte i giorni sono un problema, specialmente i pomeriggi d’inverno così lunghi.

La mattina scendo al mare, poi verso l’ora di pranzo raggiungo Simonetta (la moglie, ndr) nell’altra nostra casa, quella tra la pineta e Torre del Lago, e mangiamo qualcosa insieme.


Mi concedo un mezzo bicchiere di vino, così mi prende sonno e posso riposare sul divano. Poi bisogna fare arrivare le sette di sera. Mi annoio un po.


I ricordi sono tanti e non li mando via, anche perché sono quasi tutti felici, però non rivorrei niente indietro, dal momento che ho avuto tutto. Ho avuto la vita migliore del mondo, il mio tempo va bene così.”


 Marcello Lippi
Fonte: Fanpage

Amarcord: Roberto Baggio

  


«Mi sono sempre considerato una persona comune, sono cresciuto da bambino con il sogno di una finale mondiale con il Brasile: non ho un ricordo nitido del perché, ma mi ha accompagnato per tutta la vita.

Avevo una passione smisurata, vivevo solo per il calcio, era l'unica cosa che consideravo importante nella mia vita quando ero giovane.
La passione è qualcosa che ti smuove dentro dalla mattina alla sera, Anzi, alla notte. L'ultimo pensiero prima di addormentarmi era come vincere il Mondiale, sognavo un gol in rovesciata in finale con il Brasile e poi mi addormentavo.
Invece si è compiuto l'unico finale al quale non avevo pensato...
Avrei rinunciato a tutto per vincere quel Mondiale americano, lo rincorrevo sin da piccolo.
Non potrò mai dimenticarlo: ho visto lo striscione del traguardo senza tagliarlo, è l'amarezza più grande della mia carriera da calciatore.
Per me è stata una tragedia personale incredibile, mi porto ancora dentro il peso di quell'errore: è l'unico rimpianto, mi ha tolto la gioia più grande. Ho sbagliato e me ne prendo la responsabilità.
Io in tre Mondiali ho perso sempre ai rigori, nel 1990 vincemmo sei partite con un pareggio. Non è semplice da digerire.
Ma racconto anche un aneddoto.
La mia ultima partita, pur non ufficiale, è stata a Roma: era una gara inter religiosa, organizzata da papa Francesco.
Mi ero allenato tre mesi per fare un tempo, mi sono stirato un polpaccio a tre giorni dalla partita e ho capito che quello è il mio karma, devo sempre pagare qualcosa, non c'è niente da fare. Ci tenevo, ma anche lì è stata sempre la stessa storia: io mi devo fare male...
Mia madre mi ha sempre detto: "Abbi speranza" e questo è quello che ho ritrovato nel buddismo, ti fa tirare fuori qualità che non pensavo di avere.
Mi mancava un mezzo per sapere che dipendeva tutto da me, così ho cambiato la mia vita: ho trasformato la sofferenza in energia, gli ostacoli e le cadute sono limiti della mente e il buddismo a me l'ha pulita, è scattato qualcosa nella mia testa. Iniziai a praticare il primo gennaio 1988, non lo avevo ancora detto ai miei: glielo riferii quando tornai a casa da Firenze, dissi che mi dava una gioia incredibile.
Mia madre ordinò a mio padre, dopo avermi ascoltato: "Chiamiamo un'ambulanza, lo abbiamo perso".
Una volta era difficile uscire da certi schemi...
Nel 2002 non desideravo altro che tornare a giocare il Mondiale.
Fu una delusione incredibile per tantissimi motivi, mi aspettavo di andare, sono tornato dopo 77 giorni dalla rottura di un legamento crociato e ho segnato subito due gol: ho giocato tre partite, ci siamo salvati e avevo ancora un mese davanti prima dell'inizio del Mondiale.
Trapattoni mi disse che aveva paura che mi sarei fatto male, ma era una scusa che usò quando mi chiamò.
Io gli dissi: "Se mi faccio male smetto, ho 35 anni: non può farmi questo, è un'ingiustizia". Ci tenevo a un'ultima occasione.
Carletto Mazzone era una persona perbene, unica, diceva una cosa ed era quella: poche regole ma valevano per tutti.
Mi sono trovato bene perché era pulito e schietto, è nata così questa amicizia: avrei dato la vita per lui, sentivo un debito di gratitudine nei suoi confronti, non mi voleva nessuno dopo tre mesi nei quali mi ero allenato solo a casa.
Nessuno mi chiamava, anche se il mio cartellino non costava: il mio sogno era finire a Vicenza per chiudere un cerchio, ma nessuno si è fatto vivo.
Poi è arrivata la telefonata di Mazzone, gli dissi che volevo solo giocare: a Brescia sono stati quattro anni strepitosi - tre con lui - con risultati per noi incredibili come la finale d'Intertoto con il Psg.
Altri allenatori parlavano per mezz'ora, lui in due minuti era chiaro: sapevamo che dovevamo lasciare tutto in campo.
L'operazione a 18 anni mi ha condizionato tutta la carriera, anche quando le cose andavano bene non potevo del tutto gioire perché non sapevo mai come sarei stato il giorno dopo, ho sempre camminato sul filo del rasoio.
Il Var mi avrebbe tutelato di più, una volta era un gioco al massacro per i giocatori come me: prendevi botte che non sapevi neanche da dove arrivavano.
E le barriere non erano mai a 9.15 metri ai miei tempi, Maradona e Mihajlovic segnavano con la barriera a 5 metri. Il Var non lo vuole solo chi vive di polemiche, io sono per le regole: esiste in tutti gli sport.
La vita nel verde oggi mi fa stare bene e mi riempie le giornate.
Ai nostri ragazzi, io e mia moglie diciamo di essere bravi ascoltatori: spesso siamo troppo concentrati su noi stessi.
E mi piace da matti vivere in collina, il verde mi manca quando sono via: mi fa stare bene e mi riempie le giornate, anche solo per fare pulizia e manutenzione.
Ho dovuto capire e conoscere l'uso di attrezzi come la motosega e l'escavatore, con le pendenze rischi di farti male. Il successo per me è nella semplicità, nel dare valore a qualunque cosa.
La gioia e la felicità si nascondono dentro a questo, altrimenti non trovi pace".
ROBERTO BAGGIO alla rivista Forbes

venerdì 13 marzo 2026

Amarcord: Bruno Conti

 


Eppure Nils Liedholm l'aveva detto.

E forti sospetti c’erano, per chi aveva visto le partite. Non solo quelle della Roma.
Il Mundial di Bruno Conti non inizia in Spagna nel giugno del 1982: inizia un anno e mezzo prima, esattamente il 1° novembre 1980. E' un sabato pomeriggio e lui gioca nel suo stadio, l'Olimpico, Italia-Danimarca per la qualificazione mondiale. Non va bene, siamo rattoppati: mancano Oriali, Antognoni e Causio. E tanto per cambiare, Bearzot è quotidianamente insultato dalla critica . Non solo: Bruno Conti ha ancora nel curriculum solo 24 minuti in maglia azzurra . Palla a lui a destra, spalle alla porta : il tacco sublime ubriaca due danesi e lancia profondo Gentile, che crossa per la volèe di Graziani , 1-0.
Trovate lo spazio in cineteca.
Ripresa: corner di Bruno Conti e Graziani incorna preciso, 2-0 .
L'altra gara delicata per la qualificazione è due settimane dopo con la Jugoslavia a Torino. Apre Cabrini dal dischetto. Poi Bruno Conti regala il sigillo con uno scavetto sull'uscita di Pantelic : 2-0 e siamo praticamente qualificati .
Già, Nils Liedholm l'aveva detto, precisamente il 22 maggio 1982: Bruno Conti farà un grande Mundial.
Non si sono accorti in tanti di quella dichiarazione. Erano troppo impegnati in un altro sport: il tiro al Bearzot.
Sull'album Panini scrivono : Bruno Conti, ala destra. In realtà lui gioca su tutte e due le fasce. E funge anche da regista della squadra. Chi l'ha detto? Enzo Bearzot.
A proposito, a fine partita quella sera al Bernabeu, gli mettono davanti un microfono. E, prima di andarsi a prendere la Coppa del Mondo, Bruno saluta così :
"Abbiamo dimostrato che sappiamo anche giocare a calcio" .
Poi il signor Edson Arantes do Nascimiento, per tutti Pelè, sentenzia: Bruno Conti è il miglior giocatore del Mundial. Scusa Bruno hai sentito, hai letto ? “ Ma forse Pelè ha esagerato”.
Subito dopo aver alzato la Coppa del Mondo, ce ne andiamo a Nettuno per far visita a Bruno. Una cosina veloce, un caffè : niente, non puoi prendere un caffè con lui. Ti travolgono.
Pensate che un giornalista durante la prima fase del Mundial accennò a Bruno, come se volesse metterlo in discussione. Mister Bearzot rispose: “Bruno Conti è un guerriero e ai guerrieri io non rinuncio”. Forse quel giornalista non era ancora nato il giorno di Italia-Perù (gol pazzesco di Bruno con un siluro di destro). “Superata la prima fase, abbiamo giocato alla giornata. Quando abbiamo battuto l’Argentina, c’è stata la svolta: ciascuno di noi ha capito che col Brasile potevamo vincere, ma nessuno l’ha detto . E neppure dopo il Brasile si è pensato al titolo mondiale. Il pensiero l’abbiamo fatto dopo il gol di Rossi alla Germania. A quel punto sì, ma avevamo già in mano i tedeschi. L’uomo in più è stato Bearzot. Il segreto è stato la convinzione, l’unità e la presa di coscienza”.
Senti Bruno, dopo questo superMundial, ti vogliono le squadre brasiliane, ti vuole il Tottenham. Che fai ? “Proprio adesso? Allora non avete capito bene: io voglio vincere uno Scudetto con la Roma”.
Lo vincerà.
E buon compleanno a Bruno Conti .
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(Intervista a Luciano Bertolani – Corsera)

mercoledì 11 marzo 2026

Torneo di Viareggio 1990 Amarcord

 


Torneo di Viareggio 1990

12-26 febbraio 1990
All'inizio degli anni '90 tutti i riflettori erano puntati sull'organizzazione della Coppa del Mondo, ospitata dall'Italia. Il rinnovamento degli stadi esistenti e la costruzione di nuove sedi avevano causato diversi incidenti e persino vittime.
Essendo il più importante torneo di calcio giovanile del Paese, la Coppa Carnevale era considerata un gustoso antipasto del grande evento. Come un perfetto Mondiale, sarebbe stato caratterizzato da sorprese.
Per riscaldare gli appassionati di calcio in vista di Italia 90 , il torneo di Viareggio è stato concepito come un Mondiale, con tanto di 24 club partecipanti. Il turno preliminare è stato particolarmente duro: otto gironi formati da tre squadre ciascuno. Il libero del Milan Franco Baresi avrebbe dovuto leggere il giuramento, ma non poté arrivare a Viareggio a causa della nevicata. Lo sostituiva il giovane portiere Francesco Antonioli, che avrebbe preso parte al torneo con i rossoneri .
Proprio per ribadire gli stretti legami tra Viareggio e il calcio, gli artigiani del rinomato Carnevale locale sono stati gli autori della scenografia della cerimonia di apertura dei Mondiali 1990.
Avevano costruito 24 palline di cartapesta, colorate come le bandiere delle nazioni partecipanti e collocate sul campo di San Siro, che all'improvviso si sono aperte contemporaneamente e hanno lanciato palloncini nel cielo.
Nella partita di apertura i campioni in carica del Torino non sono riusciti a superare il solido Crystal Palace, la cui retroguardia era guidata dall'emergente Gareth Southgate. Gli inglesi sono riusciti addirittura a qualificarsi per la fase a eliminazione diretta ai danni degli stessi granata e del Brescia.
Tuttavia, il Palace è stato l'unico club straniero ad accedere ai quarti di finale. L'IFK Göteborg, che un anno prima aveva vinto il campionato nazionale giovanile, venne sconfitto da Lazio e Bologna, così come Dinamo București, Newell's Old Boys, Stella Rossa Belgrado e debuttante Tokio ebbero lo stesso destino. Fallì anche lo Slavia Praga, anche se solo per differenza reti.
Il torneo ha mostrato prestazioni fantastiche delle squadre di origine emiliano-romagnola: Bologna, Cesena, la cui squadra maggiore era allenata dall'allenatore di Viareggio Marcello Lippi, e Parma.
Ai quarti i piccoli ducali, guidati in attacco dal rampante Alessandro Melli furono eliminati dalla Roma.
Il Cesena vinse il derby regionale contro il Bologna avanzando alle semifinali.
Il Napoli batteva il Milan, che vantava tra i centrocampisti Demetrio Albertini, ai rigori. Infine la Fiorentina travolse il Crystal Palace.
Le semifinali si sono rivelate equilibrate. Il Napoli si aggiudicó il posto per la finale sconfiggendo la Roma 1-0, grazie a un gol strepitoso di Pasqualini.
Intanto il Cesena diventava protagonista di un intrigante romanzo calcistico qualificandosi anche lui, dopo aver vinto ai rigori contro la Fiorentina.
Cesena-Napoli è stata una finale inedita.
Nel Napoli c'erano Bucciarelli e Massimo Tarantino già aggregati stabilmente alla prima squadra, in cui ruotavano anche il portiere Scalabrelli, il difensore Airoldi, il centrocampista Altomare e l'attaccante Marco Ferrante. Nel Cesena vi erano Scugugia, Masolini e Lamberto Zauli.
Dopo 35 minuti del primo tempo, il centrocampista 18enne Ulisse Masolini segna il gol della vittoria al termine di un incredibile solitario e il portiere Fulvio Flavoni resiste a tutti i tentativi del Napoli di trovare il pareggio. Finisce 1-0 per il Cesena.
Per la prima volta il trofeo è stato ritirato da un Provinciale, ovvero una squadra proveniente da piccoli centri.

Tabellino
Cesena - Napoli 1-0
Cesena: Flavoni, Scucugia, Scarponi, Masolini, Taroni, Medri, Lasagni, Del Bianco, Zagati, Lega, Di Natale (47 Zauli). - all: Ammoniaci.
Napoli: Scalabrelli, Airoldi, Izzo, Tarantino, Minutolo, Pasqualini, Altomare, Sanseverino, Ferrante, Bucciarelli (75 Russo), Molino (82 Di Nicola). - all: Morrone.
Arbitro: Pairetto (Torino).
Gol: 35' Masolini.

lunedì 9 marzo 2026

Serie A, Atalanta-Udinese 2-2, Milan-Inter 1-0

 


Serie A, Atalanta-Udinese 2-2


Nel ventottesimo turno di Serie A l’Atalanta a Bergamo rimonta l’Udinese da 0-2 a 2-2.


Partita fisica e dai ritmi alti nel primo tempo, dove i nerazzurri commettono qualche errore tecnico di troppo. I bianconeri tengono bene il campo, e al 39’ stappano la partita: corner perfetto dell’ex di giornata Zaniolo e incornata vincente di Kristensen, che buca Carnesecchi per l’1-0. Runjaic all’intervallo inserisce Zarraga, e il cambio paga subito: un tiro dello spagnolo viene respinto sul sinistro di Davis, che da angolo difficile piazza il 2-0 al 55’.


Palladino reagisce gettando nella mischia Zalewski e Krstovic, una delle poche volte in cui viene inserito assieme a Scamacca. Il cross dell’ex Inter e Roma al 75’ porta al 2-1 di testa di Scamacca, che quattro minuti più tardi riporta la sfida in equilibrio con un’altra incornata dopo un errore di Okoye. Nel finale sale un po’ di nervosismo, con l’incontro che si spegne senza altri squilli. L’Atalanta sale a 46 punti, a -5 dal quarto posto del Como: Udinese a quota 36.


Inter, altro flop negli scontri diretti! Il Milan vince 1-0: si riapre la lotta Scudetto?


Il derby della Madonnina poteva essere uno spartiacque nella lotta al titolo ed in effetti potrebbe aver riaperto tutto con la vittoria del Milan per 1-0 dopo una partita ben giocata dai rossoneri. Come da copione, è stato Bastoni il più fischiato dal pubblico rossonero che l’ha accompagnato dal riscaldamento a ogni pallone toccato, retaggio di quanto avvenuto con Kalulu in Inter-Juventus. Un altro grande risultato per Allegri: nei nove scontri diretti giocati fino a oggi contro le prime sette in classifica i rossoneri hanno centrato cinque successi e quattro pareggi, segno di grande forza e carattere quando il valore dell’avversario cresce.


Milan-Inter 1-0: la partita


A sbloccarla è Estupinan al 35′: un potente mancino che vale l’1-0 del Milan, concretizzando il classico principio del gol sbagliato, gol subito dopo che Mkhitaryan aveva trovato la risposta di Maignan. Nella ripresa l’Inter cambia pelle: pressing alto, forcing continuo, Milan costretto a una lenta ritirata nella propria area. I rossoneri non la chiudono con Leao ed i nerazzurri dominano territorialmente ma non sfondano: Dimarco spreca la chance più nitida calciando male da buona posizione. Col passare dei minuti, la confusione fa il gioco del Milan. Nel finale concitato, espulso un membro dello staff di Allegri e brividi per un possibile tocco di mano di Ricci in area, giudicato non punibile. Al triplice fischio, però, è festa rossonera. Un successo fondamentale per tenere vivo un campionato che sembrava già scritto.

domenica 8 marzo 2026

Serie A-News del 08-03-2026

 


La Cremonese si sveglia tardi: colpaccio Lecce che fa sua la sfida salvezza


 


Il Lecce conquista una vittoria fondamentale nello scontro salvezza contro la Cremonese. Di Francesco sceglie il 4-3-3 con Stulic titolare insieme a Pierotti e Banda, mentre Nicola risponde con il 3-5-2. Nel primo tempo i salentini sbloccano il match con Pierotti e raddoppiano con Stulic su rigore.

Nella ripresa la Cremonese reagisce grazie ai cambi di Nicola e accorcia le distanze con Bonazzoli. I grigiorossi mettono in difficoltà il Lecce e sfiorano il pareggio nel finale. I padroni di casa però resistono e portano a casa tre punti preziosi per la corsa salvezza.


 


 


Tonfo casalingo per il Bologna: il Verona ribalta i rossoblù!


 


Il Verona espugna il Dall’Ara battendo 2-1 il Bologna e conquista tre punti pesantissimi nella corsa salvezza. Dopo un primo tempo equilibrato e senza reti, i rossoblù passano in vantaggio al 49’ con Rowe, bravo a finalizzare l’azione nata dalla percussione di Zortea. La squadra di casa sfiora anche il raddoppio con il palo di Orsolini poco prima.

La reazione del Verona però è immediata: al 53’ Frese pareggia con una conclusione dal limite, mentre al 57’ Bowie completa la rimonta su assist di Orban. Nel finale il Bologna prova a spingere alla ricerca del pareggio, ma Montipò e la difesa gialloblù resistono fino al triplice fischio, regalando agli scaligeri una vittoria fondamentale per la salvezza.


 


Vince la noia: Fiorentina-Parma finisce a reti inviolate


 


Fiorentina e Parma pareggiano 0-0 in una gara povera di emozioni valida per la 28ª giornata di Serie A. Il primo tempo scorre senza tiri in porta, con i viola che provano a gestire il possesso mentre gli ospiti si rendono pericolosi soprattutto in contropiede. L’unico squillo arriva nel finale con un tentativo dalla distanza di Keita che termina di poco fuori.

Nella ripresa la Fiorentina prova ad alzare il ritmo e sfiora il vantaggio con Fagioli e soprattutto con Piccoli, che non riesce a sfruttare una grande occasione da pochi passi. Nonostante i cambi dei due allenatori, la partita resta bloccata fino al 90’. Il pareggio permette al Parma di salire a 34 punti, mentre i viola devono accontentarsi di un punto.


 


La Juventus regala un poker a Spalletti, Pisa travolto 4-0


 


Quattro gol al Pisa e tre punti conquistati, la Juventus fa il miglior regalo di compleanno a Spalletti: il tecnico spegne 67 candeline con una vittoria attesa dal primo febbraio, i bianconeri rispondono al blitz del Como a Cagliari e tornano a mettere pressione alla Roma in ottica Champions. I toscani lottano per un tempo, poi nella ripresa crollano sotto i colpi di Cambiaso, Thuram, Yildiz e Boga.


Tra i bianconeri rientra Locatelli dalla squalifica e torna subito titolare, la novità riservata da Spalletti riguarda la difesa: il tecnico concede un turno di riposo a Kelly e propone dal primo minuto Gatti, l’eroe di Roma con il pareggio a tempo scaduto. In porta viene confermato Perin, in attacco non ci sono rotazioni e giocano David supportato da Conceicao, McKennie e Yildiz. Nel Pisa i due grandi ex, Cuadrado e Iling-Junior, siedono in panchina, mentre davanti Hiljemark sceglie il tandem Moreo-Durosinmi.


In tribuna c’è uno spettatore d’eccezione: Mario Mandzukic viene accolto da una vera e propria ovazione dello Stadium e il croato si prende anche l’abbraccio della Curva Sud. La Juve entra in campo distratta, Moreo prova ad approfittarne dopo quattro minuti e ci vuole un tuffo di Perin per evitare il gol. Il tifo bianconero resta in silenzio per un quarto d’ora, proprio quando si alzano i decibel Yildiz e compagni cominciano a farsi vedere dalle parti di Nicolas: il destro di Thuram sfiora l’incrocio, il colpo di testa di Gatti finisce tra le braccia del portiere, il mancino di Conceicao è respinto dall’estremo difensore avversario.


Anche David ha un paio di potenziali occasioni clamorose, ma le butta via e si sente qualche mugugno dagli spalti.Decisamente troppo poco per soddisfare Spalletti, il quale decide di iniziare la ripresa con Kelly e Boga al posto di Gatti e David con Yildiz che va a fare il riferimento più centrale e più avanzato. Ed è proprio il turco ad avere l’intuizione per sbloccare una sfida che si stava facendo più complicata del previsto: Conceicao premia il movimento del 10 bianconero, il suo cross sul secondo palo è soltanto da spingere dentro da Cambiaso. Per Yildiz è la prima partecipazione a un gol dal rinnovo ufficializzato lo scorso 7 febbraio, mentre il laterale non segnava allo Stadium dalla prima giornata dello scorso campionato.


Dopo un’ora Hiljemark rivoluziona il suo Pisa, con Piccinini e Loyola entra anche Cuadrado, fischiatissimo dai suoi ex tifosi per il passato più recente all’Inter.I cambi non funzionano, la Juve trova il raddoppio: Locatelli calcia sul palo e Thuram ribatte in rete, il francese esulta chiamando il gruppo in panchina per un abbraccio collettivo a Spalletti.


All’appello manca ancora Yildiz, il fantasista riesce a sbloccarsi al 75′, quando con un destro fulmina Nicolas per la terza volta e ritrova un gol atteso 41 giorni. Allo Stadium l’entusiasmo è contagioso e c’è ancora tempo per festeggiare il poker di Boga, i tifosi bianconeri “sbeffeggiano” il presidente dei cugini Cairo invitandolo a non vendere il Toro. Spalletti sale a 50 punti e ora ha l’obiettivo della continuità nei prossimi impegni contro Udinese e Sassuolo prima della sosta, il Pisa resta ultimo e la salvezza è sempre distante 9 lunghezze.

sabato 7 marzo 2026

Napoli-Torino 2-1 Como da Champions: vittoria 2-1 a Cagliari e Roma agganciata

 


Napoli-Torino 2-1

Nel ventottesimo turno di Serie A il Napoli trova i tre punti al Maradona, Torino ko 2-1. Pronti via e gli uomini di Conte stappano subito la partita: al settimo minuto Alisson Santos fa partire un colpo da biliardo da fuori area sul primo palo che beffa un Paleari tutt’altro che perfetto. I partenopei continuano a premere sull’acceleratore, ma la prima frazione di gioco va in archivio sull’1-0.

Anche in avvio di ripresa i granata non si scuotono, e dopo l’ora di gioco arriva il raddoppio dei padroni di casa: al 68’ Elmas sfrutta la torre di testa di Politano e in girata segna il più classico dei gol dell’ex. Gli azzurri nel quarto d’ora finale sono alle prese con qualche acciacco fisico (Juan Jesus e Gilmour), ma ritrovano De Bruyne e Anguissa (in campo dal 46’ al posto di Vergara, anche lui fuori per infortunio).

All’87’, su sviluppo di corner, Casadei accorcia le distanze di testa, ma il gol dell’ex Chelsea è l’ultimo squillo del match. Il Napoli vince 2-1 e sale a 56 punti, a -1 dal Milan: Torino fermo a quota 30.

 

L’obiettivo minimo. O forse il massimo. E riflettendoci bene, alla fine, questi due concetti si vanno a sovrapporre in una maniera sorprendente. Antonio Conte va verso la chiusura della sua seconda stagione napoletana riportando la squadra a una condizione di normalità: con i tre punti conquistati contro il Torino, il posto nella prossima Champions League si avvicina sempre di più e nessuno potrà dire che non si tratta di missione compiuta. L’anno scorso nessuno obbligava il Napoli a vincere lo scudetto dopo il disastro post-Spalletti. In quel caso, Conte è andato oltre le aspettative. Ma nemmeno quest’anno era condannato a vincere. Lo ha fatto in Supercoppa italiana e anche lì non era un obbligo.Il Napoli visto al Maradona contro il Torino, dal punto di vista del prodotto finale, è stato molto vicino all’idea di squadra dell’anno scorso. Una squadra quasi sempre padrona del campo, a parte la distrazione finale che ha portato al gol di Casadei, una squadra che pur priva ancora di giocatori importanti ha creato molte occasioni, ha proposto soluzioni di gioco interessanti, ha valorizzato dei patrimoni spesso trascurati come Elmas o come uno degli ultimi arrivati, Alisson Santos, capace di togliersi di dosso la leziosità delle prime uscite per disputare una partita di altissimo livello.

Il calendario adesso dà una mano al Napoli, perché delle ultime dieci partite, almeno otto sono ampiamente alla portata. Impegni complicati sono solo quello di inizio aprile contro il Milan (al Maradona) e quello di inizio maggio sul campo del Como. Questo è un altro motivo per cui l’obiettivo stagionale di Conte (minimo o massimo che sia) è molto vicino a essere centrato. Bisognerà solo capire a fine stagione se nella Champions League della prossima stagione, sulla panchina del Napoli ci sarà ancora lo stesso allenatore. Ma questa è un’altra storia che si scriverà tra tre mesi, a bocce ferme.Un aiuto per quest’ultima parte della stagione arriverà sicuramente anche dai campioni che stanno rientrando. Anguissa è entrato nell’intervallo contro il Torino dopo un centinaio di giorni e dopo una decina di minuti sembrava non essere mai uscito di squadra. Kevin de Bruyne (in quell’inizio di stagione che oggi sembra lontanissimo) è stato addirittura considerato un problema, ma contro il Torino ha voluto subito il pallone per alcuni dei suoi strappi leggendari. Avrà ancora bisogno di tempo e pazienza Romelu Lukaku, ma come già è successo a Verona, qualche suo ingresso per lo sprint finale porterà dei gol e dei punti preziosi.

C’è ovviamente ancora qualcosa da sistemare, per evitare il ritorno di chi sta dietro. C’è una difesa che ha delle distrazioni come quella che ha portato al gol del torinista Casadei. Il Napoli, detto per inciso, prende almeno un gol da dieci giornate consecutive. Questo sarebbe un problema relativo se per contro arrivassero molti gol dagli attaccanti. Ma non sempre è così. Hojlund, per esempio, dopo aver tirato la carretta per tutta la stagione, nelle ultime dodici partite di campionato ha segnato solo la doppietta contro il Genoa e il gol contro il Verona. Cose da sistemare, che per Conte normalmente sono un lavoro ordinario, quest’anno un po’ meno causa infortuni. Ma ci siamo quasi, l’obiettivo minimo (o massimo) è lì a portata di mano.



Como da Champions: vittoria 2-1 a Cagliari e Roma agganciata


Il Como fa sul serio per la Champions League. Altra vittoria, stavolta fuori casa, contro il Cagliari di Pisacane. Finisce 2-1 per la squadra di Fabregas nel secondo match del 28esimo turno di campionato.

La squadra lombarda aveva trovato prima del quarto d’ora, al 14′, la rete del vantaggio con Baturina. Poi a metà primo infortunio per l’obiettivo azzurro Perrone costretto a uscire. Nella ripresa poi il Cagliari ha provato a fare la voce grossa, riuscendo a trovare il gol del pareggio al 56′, con Sebastiano Esposito. La perla del pomeriggio è arrivata dai piedi di Da Cunha che con un mancino a uscire ha trovato un tiro fantastico che ha riportato avanti il Como.

Grazie a questo successo la squadra di Fabregas ha agguantato, almeno per il momento, la Roma al quarto posto.



martedì 3 marzo 2026

Serie A: Pisa-Bologna 0-1; Udinese-Fiorentina 3-0

 


Pisa-Bologna 0-1

Dopo un mese e mezzo si sblocca Jens Odgaard e si sblocca anche il Bologna: è 1-0 rossoblù sul Pisa, nella 27a giornata della Serie A. Italiano e i suoi raccolgono così i tre punti da una gara complessa, con le parate di Skorupski a evitare il ko nella ripresa. Buon impeto e buona fase difensiva per il Pisa in avvio, chiudendo ogni spazio al duo Bernardeschi-Cambiaghi. Italiano perde Vitik per infortunio e si rammarica per la doppia chance sprecata da Castro, che colpisce un palo.

Nel finale rialza però la testa il Pisa che poi, nella ripresa, domina nelle chances offensive. I toscani bussano con Moreo e poi sfiorano la rete con Piccinini: doppio miracolo per Skorupski, che blinda la sua porta. Il Pisa ci crede e va vicinissimo al gol anche con Stojilkovic, ma non sfrutta le occasioni e viene punito: Odgaard si gira e calcia in un fazzoletto, tiro all’incrocio e 1-0 Bologna all’89’. Esultano i rossoblù, che salgono a quota 39 punti e si riportano all’ottavo posto e a -6 dalle coppe, scavalcando il Sassuolo. Sempre ultimo il Pisa, molto sfortunato, con 15 punti.

Serie A, Udinese-Fiorentina 3-0

La 27a giornata della Serie A si chiude con la sconfitta per 3-0 della Fiorentina, che non approfitta dei ko delle rivali-salvezza e non effettua l’atteso scatto. I viola restano terzultimi con 24 punti, insieme al Lecce e alla Cremonese, e rivedono i vecchi fantasmi proprio contro quell’Udinese che le aveva consegnato la prima vittoria (5-1) nel match d’andata.

Non c’è mai partita al Bluenergy Stadium, coi toscani completamente incapaci di arginare la coppia Zaniolo-Davis, che si ricompone dopo l’infortunio dell’inglese. Kabasele la sblocca subito su azione da corner al 10′, poi entra in gioco de Gea: doppia parata su Davis per evitare il raddoppio. Il portiere non può però nulla al 63′, quando Rugani stende proprio l’ex Watford: l’inglese va sul dischetto e lo spiazza, è 2-0 Udinese.

Non c’è di fatto una reazione della Fiorentina, che non calcia mai in porta e affonda nel recupero, quando Buksa sigla il 3-0 (93′). Viola terzultimi e, inoltre, in ansia per il problema alla caviglia accusato da Kean. Respira invece l’Udinese, che ritrova la top-10 con 35 punti: friulani a +11 sulla zona-retrocessione, Runjaic torna al successo dopo tre ko consecutivi.

lunedì 2 marzo 2026

Roma-Juventus 3-3

 


Partita emozionante e bellissima allo Stadio Olimpico. La Juventus riprende gli avversari nei minuti finali del match. Stappa la gara Wesley con un tiro a giro imparabile al 39° minuto e risponde Conceicao con una voleé altrettanto bella in apertura di secondo tempo. N’Dicka firma il nuovo vantaggio giallorosso su calcio d’angolo al 54° e Malen allunga sul 3-1 con il tocco morbido a superare Perin al minuto 65. Quando la partita sembra completamente in controllo dei giallorossi, la Juventus accorcia con la rete di Boga 78°. Nei minuti di recupero Gatti realizza il gol del pareggio da due passi e fissa il risultato sul 3-3. La Roma infila il quarto risultato utile consecutivo (8 punti totali) ma perde un’occasione ghiottissima per agganciare il Napoli e allontanare le dirette concorrenti alla corsa Champions. Ora i giallorossi, quarti in classifica con 51 punti, sono attesi dalla sfida al Ferraris contro il Genoa. Pareggio importantissimo, per come si era messa la partita, per la Juventus che vede la zona Champions ancora raggiungibile. I bianconeri salgono a 47 punti rimanendo 6° posizione e, nel prossimo turno di campionato, ospiteranno il Pisa.

domenica 1 marzo 2026

News calcistiche del 01-03-2026

 


Inter-Genoa 2-0

Il sabato della ventisettesima giornata di Serie A si chiude con l’ottava vittoria consecutiva in campionato dell‘Inter, che a San Siro piega 2-0 il Genoa. I nerazzurri creano nel primo tempo colpendo una traversa con Mkhitaryan, poi Bijlow salva con un miracolo sul colpo di testa di Bonny. Al 31′, però, la capolista la sblocca col suo uomo migliore in questo momento: l’armeno scucchiaia per Dimarco, che con uno splendido sinistro al volo la mette all’angolino. Nella ripresa, Chivu inserisce Calhanoglu che raddoppia su calcio di rigore al 70′, nato da un fallo di mano di Amorim dopo un altro palo colpito dai padroni di casa. Il gol del turco dal dischetto chiude i conti: finisce 2-0 e l’Inter sale a 67 punti, momentaneamente a +13 sul Milan chiamato a rispondere a Cremona. A prescindere dal risultato dello Zini, però, i nerazzurri arriveranno lanciatissimi al Derby dell’8 marzo. Resta a quota 27, invece, il Genoa, che conserva comunque il +3 sul Lecce terzultimo.


Milan da zona Cesarini: 2-0 a Cremona con Pavlovic e Leao

 

Nel lunch match della ventisettesima giornata di Serie A, il Milan vince 2-0 sul campo della Cremonese. Primo tempo divertente allo Zini: i grigiorossi ci provano soprattutto con Bonazzoli e Vardy, ma sono poi i rossoneri a dominare. Servono due grandi parate di Audero per fermare prima Pulisic e poi Fofana, mentre poco prima Leao si divora l’1-0 solo davanti al portiere di casa e Rabiot, di testa da corner, manda di poco alto. Nella ripresa, il portoghese sbaglia ancora da pochi passi, anche se distratto da un Audero in uscita. Allegri rompe gli indugi e inserisce Füllkrug, ma l’ex West Ham ha solo un’occasione di testa, con la palla che va sopra la traversa. Nel recupero, però, il cross di Modric spizzato da De Winter viene deviato in porta da Pavlovic, che all’89’ sblocca il match. All’ultima azione, c’è spazio pure per il raddoppio in contropiede di Leao, che al 94′ chiude i conti: il Milan si riporta così a -10 dall’Inter a una settimana dal Derby della Madonnina. Resta a quota 24 la Cremonese, che ha gli stessi punti del Lecce terzultimo.

 

Allegri, sorriso Milan: “E ora speriamo che i numeri dell’Inter cambino…”

 

Sembrava la solita maledizione del Milan con le neopromosse, poi i gol di Pavlovic e Leao quasi allo scadere spezzano il tabu e regalano 3 punti fondamentali ai rossoneri. Allegri si presenta ai microfoni abbastanza soddisfatto: “La Cremonese è squadra complicata contro cui giocare. Nel primo abbiamo avuto difficoltà nella gestione della palla ma abbiamo avuto grandi occasioni”. Poi Max elogia i subentrati “Quelli che sono entrati hanno fatto molto bene: sono contento per Estupinan che è entrato nell’azione dell’1-0. Vincere oggi era importante per cancellare sconfitta con Parma e per avvicinarsi ancora di più al nostro obiettivo e prepararci per bene al derby”.

Il gol di Pavlovic è arrivato quasi allo scadere, quando i rossoneri sembravano destinati a un altro passo falso con una piccola: “La partita sembra corta quando arrivi lì, ti viene affanno, ma la realtà è che è lunga e c’era tutto il tempo per costruire palle gol. Sul primo bravo Estupinan a metterla lì per Modric, poi bravi nel contropiede. Come sta Bartesaghi? È stato straordinario perché è uscito nel momento giusto: Estupinan è entrato e ha dato la palla gol. Quindi merito è suo. Derby partita meravigliosa, può succedere di tutto. L’Inter ha vinto 22 partite 4 perse e 1 pareggiata. Speriamo che domenica i numeri gli remino contro”.

 

Atalanta, che suicidio: perde in 11 contro 10 col Sassuolo!

In undici contro dieci dal 15′ del primo tempo dopo il rosso di Pinamonti, l’Atalanta perde 2-1 a Reggio Emilia col Sassuolo e perde terreno in zona Champions: reti di Kone, Thorstvedt e Musah.

Chivu: “Inter, lo scudetto non è ancora vinto…”

L’Inter torna alla vittoria contro il Genoa per 2-0 e prova a mettersi alle spalle l’eliminazione dalla Champions League per mano del Bodo Glimt. Cristian Chivu guarda avanti, con il +13 dal Milan in tasca per una notte e un 21esimo scudetto che può diventare presto realtà: “Era importante, sapevamo quanto importante fosse questa partita: dovevamo ritrovare energie“, le parole del tecnico a Dazn.

Concentrazione anche sui singoli. Dimarco: “Apporto importante per le nostre ambizioni e per il gruppo”. E Bonny uscito anzitempo? “Non so ancora come sta”. Mentre su Thuram: “Sta bene come tutti i miei 4 attaccanti, hanno numeri importanti. Ognuno sta cercando di trovare il modo per aiutare il più possibile il gruppo. Tutti hanno una mentalità vincente, nessuno ha il muso lungo e andiamo avanti così. Abbiamo ambizioni e voglia di essere competitivi”.

Nessuna distinzione fra le big, prossima il Milan nel derby dell’8 marzo, e le piccole: “Prepariamo ogni partita al meglio, dando tutto con il giusto approccio mentale e fisico, a prescindere dall’avversario che affrontiamo. Poi si può vincere o perdere, ma dando il massimo. Lo scudetto ancora non è vinto: mancano 11 partite e ci sono 33 punti in palio, c’è ancora da fare e dobbiamo dare continuità a quanto di buono fatto negli ultimi 2 mesi e mezzo”.

Il derby fra una settimana, ma Chivu svicola: “Penso al Como, sarà una semifinale di Coppa Italia importante”.

 

 

Conte: “Questo gol deve dare fiducia a Lukaku, sta migliorando…”

 

Nel dopo gara di Verona il tecnico del Napoli Antonio Conte si focalizza sulla rete di Lukaku.  “Questo gol deve dargli fiducia. Aldilà di come possa finire questa stagione, me la porterò dentro come esperienza di carriera. Questa stagione mi sta dando tanto e mi sta insegnando molte cose. Ho vissuto situazioni che non mi erano mai capitate.  Non bisogna gestire solo il rientro dall’infortunio, ma anche l’aspetto mentale. Sto migliorando sotto tantissimi aspetti. Mi sento un allenatore molto più forte. Rimaniamo in piedi. Lukaku era fuori da agosto e sta facendo comunque fatica. Ha avuto un infortunio grave. So benissimo quanto soffre perchè vorrebbe aiutare me e il Napoli per il rapporto che abbiamo. Sto cercando di gestirlo nel migliore dei modi. Non è il Romelu che io conosco, ma sta mostrando dei miglioramenti”.
Dal canto suo il tecnico del Verona Paolo Sammarco è chiaramente dispiaciuto. “Abbiamo fatto la partita che volevamo fare e che abbiamo preparato in settimana. Abbiamo lottato ed è stato riconosciuto dai tifosi che ci hanno voluto sotto la curva. Peccato per il risultato: meritavamo una piccola gioia, almeno un punto contro un grande Napoli che ci avrebbe dato tanto anche sul piano dell’austostima. Purtroppo questo è il calcio e può capitare di subire un gol all’ultima azione. A Sassuolo abbiamo giocato solo noi per i primi 30′ e poi abbiamo commesso due errori su disimpegno. Oggi invece ho visto grande voglia di restare in partita. I ragazzi hanno provato a giocarsela alla fine quello e la gente lo ha apprezzato. E noi dobbiamo rispondere onorando maglia e città. Sempre”.

 

Calcio in lutto: è morto Rino Marchesi ex allenatore di Inter, Juventus e Napoli

 

E’ stato il primo allenatore dell’esperienza italiana di Diego Armando Maradona. Basterebbe questo per spiegare quanto Rino Marchesi sia stato un nome che ha segnato la storia del calcio italiano degli anni ’80, tra i più belli del pallone made in Italy. Se n’è andato a 88 anni, dopo aver lasciato la panchina da più di 30, quando sostituì Nedo Sonetti alla guida di un Lecce destinato alla retrocessione in Serie B. E’ stato un giocatore di buona qualità, un centrocampista che ha vissuto i momenti migliori della carriera alla Fiorentina con cui ha vinto due Coppe Italia, una Mitropa-Cup e la Coppa delle Coppe 1960-61. Ha vissuto anche 5 stagioni alla Lazio prima di chiudere al Prato.

La carriera di allenatore inizia al Montevarchi e svolta dal 1978 al 1980, quando salva l’Avellino per due anni di fila e si guadagna la panchina del Napoli. E’ la stagione 1980-’81 e gli azzurri, guidati dai lanci millimetrici di Krol (libero olandese arrivato grazie alla riapertura delle frontiere) e da un sistema di gioco con Musella alle spalle della coppia Pellegrini-Damiani, contendono lo scudetto fino alla fine alla Roma e alla Juve, che poi vincerà il tricolore. Dopo una nuova stagione nel Napoli passa all’Inter del dopo-Bersellini. Il problema è che gli stranieri, Hansi Muller e Juary, non sono all’altezza delle ambizioni del presidente Fraizzoli, il tedesco per problemi fisici, il brasiliano per le difficoltà nell’adattarsi a una squadra chiamata a fare gioco e non ad affidarsi esclusivamente al contropiede.

Il ritorno al Napoli avviene in corsa, nel 1983-’84, quando prende il posto di Santin. Salva gli azzurri ma l’anno dopo, nonostante l’arrivo del più forte giocatore del mondo, Maradona, non riesce ad andare più in là della parte centrale della classifica, dopo aver vissuto le zone basse nel girone d’andata. L’anno dopo si rende protagonista di un’ottima annata al Como che lo porta al punto più alto della carriera: Boniperti lo sceglie come sostituto di Trapattoni alla Juventus. Un compito complicato ma alla guida di una squadra super, con Platini (al suo ultimo ballo in carriera), Laudrup, Serena, Manfredonia, Cabrini, Scirea, Mauro, ecc. Lo scudetto però va proprio al Napoli e la Juve marchesiana esce anche al primo turno di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid (all’epoca, con l’eliminazione diretta, bastava un sorteggio malevolo e salutavi subito la competizione più importante). La stagione successiva, funestata dall’addio di Platini, sostituto da Marino Magrin, e dalla delusione Ian Rush in attacco, si chiude con un piazzamento Uefa conquistato nello spareggio-derby con il Torino.

La Juve decide di puntare su Zoff e per Marchesi, in pratica, si chiude la carriera ad alto livello. Siamo nel 1988 e da lì in poi ci saranno solo Udinese, Como, Venezia, Spal e, come detto, Lecce. Dal 1994 penserà solo a godersi una meritata pensione. Milanese a tutti gli effetti, di San Giuliano Milanese, era diventato fiorentino d’adozione, avendo scelto di vivere a Sesto Fiorentino. Se ne va così un pezzo consistente del calcio anni ’80 e, soprattutto, una persona che sarà ricordata per la sua gentilezza e disponibilità. Il funerale si terrà martedì 3 marzo alle 11 nella Pieve di San Martino in piazza della Chiesa, a Sesto Fiorentino



Torino-Lazio 2-0


Nella ventisettesima giornata di Serie A il Torino torna alla vittoria grazie al 2-0 casalingo sulla Lazio: D’Aversa parte bene sulla panchina dei granata. I padroni di casa sembrano subito molto brillanti, e al 21’ stappano la partita: tiro rimpallato di Duvan Zapata, Simeone si fionda sulla palla spiovente e insacca alle spalle di Provedel la zampata dell’1-0 (con tanto di esultanza per Sal Da Vinci, vincitore di Sanremo). Gli uomini di Sarri faticano a scardinare la difesa granata, e il primo tempo si chiude senza ulteriori sussulti. La formazione allenata da D’Aversa parte bene anche nella ripresa, e al 53’ raddoppia: cross perfetto dalla sinistra di Obrador e schiacciata di testa vincente di Zapata, che torna al gol dopo Torino-Milan dell’8 dicembre. Nella mezzora finale i biancocelesti provano ad accendersi con l’ingresso di Nuno Tavares, ma non riescono a rimontare. Il Torino sale a 30 punti, Lazio ferma a quota 34.





Amarcord: Ciro Ferrara

  Ciro Ferrara: Nato a Napoli, è un ex calciatore, cresciuto nelle giovanili del Napoli, poi allenatore. In maglia azzurra colleziona, in se...