Diego Maradona è stato molto di più di un semplice calciatore, di un immenso calciatore. Le sue dichiarazioni ai giornalisti lo fecero diventare un vero e proprio personaggio. Soprattutto il suo vivere sopra le righe, i trionfi e le cadute. Le innumerevoli resurrezioni lo hanno fatto diventare nella sua epoca forse la persona, il personaggio più famoso al mondo. Non secondaria è stata la sua immensa classe. Un vero prodigio della natura, capace di realizzare goal spettacolari, e di diventare in campo leader carismatico sia del Napoli che della nazionale argentina. Con i partenopei riuscì a vincere due storici scudetti, una coppa Italia, una coppa Uefa e una supercoppa. Due secondi e un terzo posto. Fu anche capocannoniere nella stagione 1987-88, quella dello scudetto perso in favore del Milan di Sacchi e di Berlusconi. Tante sono state le sue cadute per colpa della droga, ma tante anche le risurrezioni. Fu magico campione del mondo nel 1986 in Messico con 5 reti segnati. Magistrale quella realizzata contro l'Inghilterra nei quarti di finale, scartando abilmente 6 uomini portiere compreso.
Diego Armando Maradona era nato a Buenos Aires il 30 ottobre 1960 nella cittadina di Villa Fiorito, uno slum sobborgo a Sud de la Gran Buenos Aires. Il “fiorito” di quel nome esprimeva forse più una speranza augurale che non la rappresentazione della realtà di quel luogo simile ad una favela, ad una baraccopoli malsana che ben poco aveva di “fiorito”… e pare che ancora oggi sia cosi!
Tuttavia, anche in un mondo povero, dove la strada, magari neppure asfaltata, è la sala giochi per bambini e ragazzi ed il palcoscenico della vita quotidiana, può accadere un fatto straordinario. Per Villa Fiorito il fatto straordinario si è chiamato Diego Armando: il ragazzino che, senza scarpe, ma con la magia nei piedi ha avuto il dono e la capacità di incantare il mondo, facendo diventare il pallone “musica e magia”.
Rincorrendo il pallone in quelle vie polverose, dove gli amici diventavano gli avversari, quel “pibe”, che faceva apparire e scomparire il pallone come un giocoliere, fu notato da chi frequentava il mondo del calcio e, con l’ingaggio nella squadra de “Los Cebollitas”, i più giovani dell’Argentinos Juniors, iniziò la sua carriera. Con l’ingresso nell’Argentinos Juniors i giornali del momento iniziarono la creazione del mito “Pibe de oro”.
A 16 anni venne inserito nella Squadra Nazionale Argentina, ma l’allora commissario tecnico e allenatore Menotti lo ritenne troppo giovane e immaturo per un esordio ai Campionati del Mondo del 1978, sollevando critiche e disapprovazione dei giornali e del mondo calcistico argentino. Ma il cuore dell’Argentina batteva per lui!
Fu però convocato nella “giovanile” per il campionato delle nazioni e, con la sua già allora straordinaria maestria, fece vincere alla propria squadra il campionato.
Dal 1978 al 1982, nel Boca Junior, Diego Armando diede dimostrazione di una classe che lo fece paragonare al grande Pelé, all’anagrafe Edison Arantes do Nascimento, nato nel 1940 e considerato, non solo in Brasile sua patria, ma nel mondo come il più grande calciatore di tutti i tempi tanto da esser detto “o rei do futebol” o “la perla nera”.
Ma negli anni della buia dittatura argentina, el Pibe de Oro era fortemente sostenuto anche dalla Giunta Militare che governava il Paese e utilizzava i successi del calcio a favore dell’immagine pubblica della Nazione. Nel 1978, mentre le madri dei desaparecidos tentavano di portare le prove della scomparsa dei loro figli ai Delegati stranieri della Commissione per i Diritti Umani, la Plaza de Mayo si riempiva di tifosi, lavoratori e studenti ai quali era stato concesso un giorno di vacanza per festeggiare e rendere omaggio alla Nazione vittoriosa per grande merito di Maradona nel Campionato Mondiale di Calcio tenutosi a Tokyo! Sulle reti radiotelevisive argentine il campione ringraziò la nazione per il grandissimo e caloroso sostegno e affetto manifestati.
Per il Governo il calcio era un ingrediente della strategia politica, tanto che anche in tempi successivi, durante la guerra delle Falkland, la televisione argentina, fortemente controllata dalla Giunta, sostenne la campagna di invasione delle isole con le immagini trionfali della vittoria ai Mondiali di Calcio del 1978!
Nel 1982, per i mondiali in Spagna, il Boca, nonostante alcuni goal realizzati da Maradona, risultò nel contesto una squadra scadente. Il campione venne proprio in quell’anno acquisito dal Barcellona, per la cifra di sette miliardi delle vecchie lire italiane. Restò con la squadra fino al 1984.
Nel Barcellona poté giocare solo 36 partite in due anni, a causa dell’infortunio, procuratogli dal calciatore dell’Athletic Bilbao Mauro Goicoechea, in cui Maradona si fratturò la caviglia sinistra e i legamenti e, purtroppo, come scriverà in una sua biografia del 2000, proprio in quegli anni si avvicinò al mondo della cocaina.
Nonostante l’evento negativo dell’infortunio, il Presidente del Napoli Ferlaino, con una offerta da capogiro di tredici miliardi di lire al Barcellona, riuscì a portare Maradona al Napoli. Era il 1984 e Maradona rimase al Napoli fino al 1991.
Napoli, come lui stesso ha detto tante volte, divenne la sua seconda patria, che lo accolse con grande calore e smisurato affetto del pubblico, che lo osanna tutt’ora come mai è successo per nessuno. La stessa città che, però, seppe servirgli su di un piatto d’argento amicizie interessate, intrecci con la malavita, boss della camorra!
Di questo, al momento e forse anche senza che lui stesso ne fosse pienamente consapevole, risentì la sua vita privata e famigliare.
Così trovarono spazio le relazioni con molte donne, l’intromissione della famiglia d’origine, ormai trasferitasi al completo a Napoli, gli allontanamenti temporanei di Claudia Villafane, la moglie che era stata la sua fidanzatina fin dalla prima giovinezza, la nascita di un figlio fuori dal matrimonio e riconosciuto ufficialmente solo nel 2007!
Mentre giocava per il Napoli venne convocato dall’Argentina per il Campionato Mondiale del1986 in Messico. Segnò cinque reti e fece assist ai compagni per altre 5 reti, vedendosi riconosciuto il titolo di “miglior calciatore” di quel Mondiale.
Nel 1987 Maradona conobbe Fidel Castro, col quale strinse un’amicizia profonda e ricambiata, al punto che nel 2000, uno dei periodi più bui del suo rapporto con le droghe, fu il leader cubano ad ospitarlo nella Clinica La Pedrera de L’Avana per aiutarlo nella disintossicazione da cocaina. Maradona non mancò mai di esprimere la propria gratitudine a Fidel. Nel 1987 il Napoli vinse lo scudetto nel Campionato italiano e nel 1990 la squadra trainata da Maradona conquistò la Super Coppa Italiana.
Dal 1990 al 1991 Diego Armando fu per l’ultimo anno al Napoli, al quale fece conquistare la Super Coppa Italiana ai danni della Juventus, vincendo la partita con cinque gol contro uno.
Incominciò per lui il periodo discendente, con un anno e mezzo di squalifica per doping, dopo il quale tornò in Spagna per giocare nel Siviglia; poi di nuovo in Argentina al New Well’s Old Boys e in Nazionale Argentina nel 1993.
Concluse la sua carriera di calciatore nel 1993 giocando per la sua prima squadra il Boca Junior.
Di quello che è accaduto dopo: la droga, i problemi fiscali con l’Italia, la vita famigliare a pezzi, la salute perduta hanno parlato tutti i giornali!

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