"Chi nasce in periferia ha spesso la tendenza a considerarsi svantaggiato. Invece ha un’arma in più rispetto agli altri: la furbizia. La strada ti sveglia, ti insegna a vivere, ti dà delle motivazioni diverse. Io da piccolo pensavo solo al calcio. Quando stavo da solo, fantasticavo di giocare all’Olimpico. Quando mio padre mi comprava gli scarpini nuovi, dormivo tenendoli ai piedi per sformarli. Mio padre era fissato col calcio, ma soprattutto con la Lazio. A Cinecittà, quartiere romanista, stavamo in un palazzo gigante, c’erano forse 300 famiglie, eppure ci conoscevano tutti: eravamo i Nesta, i laziali... Non volevo andare via dalla Lazio. Io avevo giocato solo lì e pensavo che avrei finito alla Lazio. Due anni prima ero stato richiesto
dal Real Madrid e avevo rifiutato. Oggi ancora ci penso, però il destino mi ha premiato e sono finito al Milan, quasi costretto. Ma oggi ringrazio Dio: ho vinto quello che ho vinto, sono stato meravigliosamente a Milano. Ma andare via dalla Lazio e da Roma è stato comunque come strappare delle radici profonde."
Alessandro Nesta è stato senza dubbio uno dei più grandi difensori italiani di sempre. Forte fisicamente, abile nel gioco aereo ed insuperabile nei contrasti, abbinava le caratteristiche peculiari dei difensori vecchio stampo con una classe ed un'eleganza quasi inusuali per il ruolo.

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