domenica 3 maggio 2026

Amarcord: Aldo Serena

 


"Ho avuto un’infanzia un po’ costretta, dai 7 anni ai 18 sono andato a scuola al mattino, nella fabbrica di scarponi di mio zio al pomeriggio e a giocare calcio alla sera, sempre con i più grandi.

Ho iniziato pulendo gli scarponi, poi tagliavo le tomaie, a 11 anni mi sono piantato sul dito un ciondolino che teneva i lacci, ho ancora la cicatrice.
Quando a 18 anni mi ha chiamato l’Inter ho preso la mia vita in mano.
Mi sono diplomato geometra a Como, quando l’Inter mi mandò in B, mi ero anche iscritto a Medicina a Bari, ma era un modo per restare legato alla fidanzata che studiava la stessa cosa.
Il compagno migliore che abbia avuto è strato Platini, ero innamorato del suo modo di giocare, aveva tutto quello che non avevo io.
Poi mi sembrava impossibile che potesse esistere un calciatore come Scirea: bravo, buono, competitivo ma rispettoso degli altri.
Il migliore amico nel calcio invece è stato Con Nicola Berti, con lui ho avuto un’amicizia terapeutica: io portavo solidità ed equilibrio lui mi ha tirato fuori la leggerezza e la spensieratezza.
Non ero un attaccabrighe, ma in carriera ho avuto due grandi discussioni con i miei avversari: Van Basten mi tirò la sabbia in faccia, non ci siamo mai chiariti, mentre Ancelotti mi sputò addosso.
Ma Carlo al Milan mi fece dei complimenti dopo un’amichevole: mi tese la mano.
Il rimpianto più grande della mia carriera è il rigore a Italia '90.
Mi ha creato dei problemi, penso di aver avuto una crisi di panico.
Avevo le gambe durissime, respiravo in modo strano: il portiere mi sembrava un gigante. Non ricordo nulla dell’errore, né di tutto quello che è successo dopo: un black out di due giorni.
A differenza di Baggio quell'errore me lo sono perdonato, perché per andare avanti devi chiudere la porta. Però resta la parentesi peggiore della mia carriera: tornando indietro, cambierei il lato del tiro".
ALDO SERENA al Corriere della Sera

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