Torneo di Amsterdam, estate 1987. Il Torino incrocia i guantoni con Ajax, Porto e Dinamo Kiev. Mister Gigi Radice dà spazio ai giovani, che sono Diego Fuser, Gigi Lentini e c’è anche un attaccante diciottenne, brevilineo, rapido, che si chiama Giorgio Bresciani. Contro la Dinamo Kiev gli arriva un pallone e al volo col mancino fredda il portiere : “I miei genitori si sono commossi, li ho sentiti al telefono. Mia mamma è casalinga, mio padre è camionista . Ho realizzato 29 gol negli ultimi due anni con la Primavera di Sergio Vatta”. Cosa hai provato quando hai visto entrare il pallone? “Mi sono sentito scoppiare il cuore. Amo queste conclusioni al volo anche se sono rischiose. Radice è eccezionale, perché ti prende da parte, parla e spiega le cose. Voglio rimanere al Torino il più a lungo possibile. Il granata mi va a pennello”. Ha mosso i primi passi nell’Atletico Lucca ed è arrivato al Torino a 14 anni.
Giorgio, ma chi è il tuo idolo? “I compagni nella Primavera mi hanno soprannominato ‘Buitre’, ma preferisco Paolo Rossi a Butragueno . Come Paolo Rossi cerco di appostarmi sul palo lontano oppure tento di intercettare palloni vaganti. Mi è sempre piaciuto il suo opportunismo sotto porta. L’ho sempre ammirato e i suoi gol a Spagna ’82 mi hanno entusiasmato. Non sono bravo come lui, ma negli ultimi venti metri sono abbastanza rapido . E riesco ad adattarmi per il gioco negli spazi brevi”. Giorgio Bresciani guadagna 300 mila lire al mese, ma non è da escludere un ritocchino.
Ha già vinto il Torneo di Viareggio nell’ ‘87 con un eloquente 4-1 alla Fiorentina, poi ha giocato la finale per lo Scudetto Primavera e l’ha persa contro la Lazio . Giorgio Bresciani debutta in serie A nell’annata 1987-’88 e timbra due volte, contro il Cesena e il Milan . Gli tocca fare gli straordinari e continua con la squadra Primavera. Nel 1988 Giorgio gioca un’altra finale del Viareggio . Lui è un toscano di Lucca, ma non ha mai tifato Fiorentina : se la ritrova ancora di fronte e stavolta si arrendono. E a ridosso dell’estate di quell’anno il Torino può riscattarsi nella finale Scudetto. Andata 2-0 sulla Roma al Filadelfia con doppietta di Fuser. E al ritorno domenica 19 giugno, i giallorossi vanno in vantaggio al minuto 37 con Cappioli. Il Toro resiste fino al minuto 83, quando Giorgio Bresciani segna il gol che chiude il discorso: il Torino è campione d’Italia e Giorgio viene definitivamente acquisito dai grandi per la stagione successiva. Mercoledì 28 settembre 1988 firma dal dischetto il gol che manda avanti il Toro in Coppa Italia. La squadra eliminata è il Milan di Sacchi.
Un anno in prestito all’Atalanta (5 gol totali), poi a 21 anni rientra al Toro nell’estate del ’90, ma è dato per partente. C’è una squadra di serie B (il Brescia) interessata all’acquisto a titolo definitivo. Alla fine Giorgio rimane: “Chiedevo garanzia sul mio impiego. Volevo solo essere alla pari di Muller e Skoro”. Giorgio Bresciani è considerato “splendido attaccante da spezzoni di partita”, questa è la sua dimensione. In serie A segna 3 gol (contro Cagliari, Cesena e Napoli) ed è una prima risposta. Il 10 dicembre si fa cacciare nel derby con la Juve dopo soli venti minuti. Sotto l’albero di Natale 1990 trova 2 giornate di squalifica. Curiosamente in questi 180 minuti il Torino non segna.
Fino a quel pomeriggio del 6 gennaio 1991 al Ferraris: Gigi Lentini lavora ai fianchi, ispira, pennella, mentre lui scappa e nessuno lo prende più. Nemmeno Pietro Vierchowod, uno dei difensori più veloci del mondo. Rigore procurato e trasformato. Nel finale sigla la doppietta . Bravo Giorgio, ma non sembri neanche sorpreso: “Con Gigio Lentini è sempre stato così, fin dai tempi della Primavera . Quando lo vedo scattare, so dove posizionarmi. Una bella abitudine. Se stiamo bene, Lentini è in grado farmi segnare 3 gol a partita . Quelle due giornate di squalifica sono state un inferno. Non mi davo pace, dovevo sfogarmi”. Curiosamente il Torino batte a domicilio i futuri campioni d’Italia della Sampdoria con una squadra tutta italiana, perché Skoro, Muller e Martin Vazquez non ci sono.
E non ci sono nemmeno in Torino-Bari 4-0, doppietta di Giorgio Bresciani in 7 minuti. Ma sei diventato titolare ? “In questo momento non voglio avere questa etichetta. Ho bisogno della tensione del giovedì quando l’allenatore inizia a far capire le sue intenzioni. Dover conquistare il posto è una molla eccezionale. Devo vaccinarmi contro l’assenza di stimoli. Per fortuna sono rimasto, è una bella rivincita personale, una favola che spero non finisca mai. Amo questa maglia, vorrei indossarla per tutta la carriera. Penso al mio Toro, non alla classifica marcatori . Voglio conservare la numero 9”.
Tra gli attaccante italiani Giorgio fa parte di una specie in via di estinzione: il rapinatore d’area. Il 17 febbraio 1991 segue doppietta d’autore : controllo pazzesco in mezzo a mille e destro incrociato, il secondo col mancino al volo. L’avversario è il Bologna di Gigi Radice, che lo ha lanciato in serie A . Giorgio gli regala la maglia numero 9 e lo chiama Papà. Il mister gli risponde: “Non esagerare e non dimenticarti di lottare, sempre, tutti i giorni”.
Giorgio Bresciani diventa capocannoniere della serie A con 11 gol, tenendo una media di uno ogni 96 minuti .
“Voglio conquistare la zona Uefa”.
Ci riuscirà chiudendo a quota 13 gol .
E buon compleanno.
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(Fonti: Bruno Perucca – Bruno Bernardi - Piercarlo Alfonsetti – La Stampa- Francesco Bramardo – Gazzetta - foto: Guerino )

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