venerdì 1 maggio 2026

Amarcord: Dario Hubner


 "Bomber di provincia? Io vado fiero di questa definizione, che sia di provincia o di una grande squadra, l’importante è essere bomber. Sono arrivato in serie A quando avevo 30 anni ma senza mai compromettere il mio modo di essere. Avrei potuto compiere scelte diverse per la mia carriera, forse avrei dovuto tirarmela un po'; la mia semplicità mi ha condizionato. Ho anteposto la passione, i valori umani a quelli economici. E non me ne pento... I miei unici rimpianti sono il non aver assistito a un concerto dei Queen e non aver mai indossato la maglia della nazionale. Mi sarebbe bastata un’amichevole, mica i Mondiali. Per quelli non chiamarono nemmeno Roby (Baggio). Sapevo che davanti a me c’erano tanti attaccanti più bravi, però una presenza ci avrei tenuto davvero a farla: in fondo cosa sarebbe costato a Trapattoni farmi giocare un minuto?”.

In questo estratto di una lunga intervista concessa per Sky Sport c'è tutto Dario Hubner. Schietto, diretto, centrato sull'obiettivo. Proprio com'era il suo modo di giocare a calcio. Lui che ha segnato più di 300 gol in carriera, dai campi polverosi di serie D fino a quelli più prestigiosi della Serie A. Lui che rappresenta l'emblema del calciatore di provincia, la classe operaia che arriva fino al paradiso, col sudore, l'impegno, la determinazione. Lui che è stato il simbolo di un calcio genuino, sanguigno, pulito. Un calcio che ci piaceva, che ci faceva sognare, emozionare.

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