venerdì 1 maggio 2026

Amarcord: Walter Zenga

 


Al Mondiale del' 90, non aveva preso neanche un gol. Zero. Cinque partite e mezzo e 517 minuti di imbattibilità, ancora oggi record imbattuto in una competizione mondiale. Fino a quella serata di Napoli. Fino a quel minuto 67, quando i suoi pugni colpirono l'aria e la chioma bionda di Caniggia impattò la sfera che si infilò in rete. Così, in maniera beffarda, bastarda, svanivano i sogni di gloria delle notti magiche. Quella uscita infelice gli costò tanto: critiche, cattiverie, insulti. E in fondo forse qualcuno per quell'errore non lo ha mai del tutto perdonato. Ma Walter Zenga è stato indubbiamente uno dei portieri più forti al mondo, per alcuni anni il migliore. Campione in campo e personaggio fuori dal terreno di gioco, è stato tifoso, ultrà, bandiera e idolo della curva nerazzurra prima di un amaro addio, non senza polemiche, non senza lacrime. Venduto, quasi cacciato, alla Sampdoria per far spazio a Pagliuca. La stessa Samp contro cui aveva esordito in Serie A e dov'era poi finito Ivano Bordon per lasciargli la maglia numero uno con la scritta Misura. Lo stesso Pagliuca che gli aveva tolto il posto in azzurro e che, adesso, lo avrebbe sostituito anche tra i pali della sua amata Inter.

'Walter Zenga era il bullo di viale Ungheria, il re della Milano boriosa degli anni Ottanta; era la catenina fuori dalla maglietta, da baciare per ostentare un’appartenza; era il ciuffo che cadeva sull’occhio, il sorriso da divo di Cioé, la gomma masticata in faccia al mondo. Coraggioso e presuntuoso, sfrontato e folle. Sempre stato così... A Zenga piaceva stare in porta e aspettare l’avversario. Adorava stare lì, ad aspettare l’assalto. Amava il volo: plastico, morbido, a effetto.' - Beppe di Corrado.
Buon compleanno all'uomo ragno.

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