Amarcord: Tebaldo Bigliardi
Tebaldo Bigliardi non era il re del palcoscenico, non si prendeva la copertina nei giorni di festa, ma era l'uomo di ferro su cui poggiavano le fondamenta di quel Napoli epico, la roccia calabrese che aveva il compito sacro di tenere unita la trincea azzurra mentre Maradona dipingeva capolavori divini.Arrivato dalla Sicilia, dove aveva già mostrato tempra e carattere, si immerse immediatamente nell'anima profonda della città. Nella Napoli degli anni ottanta, ogni singolo giocatore diventava parte di una famiglia allargata, e lui seppe farsi voler bene da tutti per la sua generosità, per il sudore versato senza mai chiedere nulla in cambio, per quel modo umile e fiero di intendere il mestiere del difensore.Non si tirava mai indietro Tebaldo, pronto a immolarsi in marcatura sui giganti più temuti d'Europa. Lo si ricorda stringere i denti, rincorrere campioni inarrivabili con il cuore oltre ogni limite, senza paura, con la consapevolezza che ogni singola goccia di fatica serviva a proteggere il sogno di un intero popolo. E nel suo sguardo, prima di entrare in campo, c'era tutta la passione di chi sapeva di vivere un momento storico, irripetibile.Ha vissuto da protagonista silenzioso, alzando al cielo trofei che hanno cambiato per sempre la geografia del calcio italiano ed europeo, come i due scudetti, la Coppa Italia e la storica Coppa UEFA. Quando guardiamo le immagini di quel periodo d'oro, tra le urla festanti del San Paolo e le magie dei fuoriclasse, non possiamo dimenticare il volto concentrato di Bigliardi, un gregario di lusso che ha scritto pagine indelebili di pura poesia sportiva.

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