Amarcord: Filippo Citterio
Filippo Citterio attraversa la memoria del calcio degli anni ottanta come un instancabile custode della fascia sinistra, un corridore silenzioso e generoso che sul prato verde sapeva unire il rigore del difensore alla spinta coraggiosa dell'ala. Il suo arrivo a Napoli coincide con un'epoca di attese e di passioni vibranti, una stagione di transizione e di sogni in cui lo stadio San Paolo era un catino bollente di speranze pronte a esplodere. Quando indossava la maglia azzurra, Citterio portava in campo quell'onestà calcistica che il pubblico partenopeo sa riconoscere al primo sguardo, una dedizione assoluta che si traduceva in diagonali perfette, salvataggi tempestivi e rincorse infinite lungo la linea di gesso bianco. Non era l'uomo dei riflettori o delle giocate da copertina, ma la sua presenza geometrica e affidabile rappresentava la spina dorsale di una squadra che lottava su ogni pallone, un tassello fondamentale in quel mosaico di sudore e cuore che precedette l'alba dell'era d'oro. Vederlo correre sotto il cielo di Napoli significava assistere al calcio più autentico, quello fatto di polmoni, sacrificio e un attaccamento viscerale alla causa, dove ogni cross e ogni contrasto diventavano un atto d'amore e di rispetto per un popolo che viveva di pane e pallone. Citterio ha saputo abitare quel decennio romantico e ruvido con l'eleganza discreta dei giusti, lasciando un ricordo indelebile fatto di serietà e di corse a perdifiato, un battito silenzioso ma potente dentro il grande cuore della storia azzurra.

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